covid_19 e danza

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Carissimi tutti,
sollecitate da quanto si legge e si sente, consapevoli del nostro lavoro ma soprattutto della nostra passione per la danza e quanto vi ruota attorno; da anni impegnate a divulgare un certo tipo di formazione coreutica di qualità ma che possa accostare anche la bambina e il bambino più giovane e curioso, di una piccola realtà (sarà sempre un passo dentro l’arte, attraverso la conoscenza delle possibilità atletiche del nostro corpo e dei sentimenti che vi si possono creare), bene! Stiamo facendo un giro La Marghe (Margherita Mana) ed io (Stefania Sanlorenzo) fra i contatti più disparati che si occupano di danza per sapere un poco cosa si aspettano che succeda adesso.
Cosa succederà, cosa auspicate che succeda, come vi muovete??????

Un piccolo segno anche da parte nostra per ridefinire i contorni della DANZA, siano essi rosei o molto crudi.


Cara Stefania,

Ringraziandoti per il tuo interesse, mi accingo a risponderti non prima, però, di aver detto a me stessa: dai, Melissa, raccogli quel po’ di dignità che ti è rimasta, inerente alla tua professione e, rispondi!!!
Questa cosa, probabilmente, scioglie subito il primo modo relativo alle tue domande: come stai vivendo questo momento?
Non bene, come tutti, immagino, del resto… non bene perché, come ogni artista che opera nel mio settore, sento la mia mente correre un milione di volte più veloce del corpo; non bene perché, esprimermi attraverso la mia arte, è, senza dubbio alcuno, l’esigenza più dirompente della mia vita; non bene perché, per raccogliere quel briciolo di dignità professionale, devo far ricorso a tutte le mie energie e ai voli pindarici, alla quale generalmente sono abituata a fare per ragioni molto più interessanti e creative.
Mi aggancio a un altro tuo quesito, così… la dignità che stento a riconoscere è data, soprattutto, dal senso di ” trasparenza ” nella quale viviamo a cospetto dello Stato.
In tutta onestà, non credo che il nostro ministro di riferimento dovrebbe essere Spadafora… se, qualcuno, dovrebbe tutelarci, quello dovrebbe essere Franceschini.
Aborro al pensiero di dover essere rappresentata dal CONI; con tutto il rispetto per le varie tipologie sportive, non finirò mai di ripetere che: la danza non è uno sport.
Non ho mai aderito al CONI; la mia, seppur da qualche anno, ha mutato definitivamente le attività, accantonando quelle didattiche e concentrandosi esclusivamente alla produzione coreografica, è, ed è rimasta un’associazione artistico/culturale.
Ciò nonostante, per rispetto e sostegno di tutte le scuole di danza che si adoperano ogni giorno per la crescita fisica e artistica di milioni di bambini e adolescenti, ho firmato tutte le petizioni, seguo ogni aggiornamento e mi sento vicina con empatia e senso di appartenenza.
Su questo, si potrebbe aprire un capitolo a parte, ma, mi limito a dire che, forse, questo, potrebbe essere il momento giusto per rimescolare le carte e fare un po’ di ordine intellettuale a riguardo.
La mia condizione, è un tantino differente; non avendo neanche, ancora, una compagnia professionale, mi trovo in una condizione di ” limbo ” estremo.
Faccio parte di quella sotto-categoria che ha scelto, con coraggio, di iniziare a fare impresa con tutti i rischi annessi; e, se da una parte questo mi ha permesso di dare un’accelerata al mio sistema creativo, dall’altra parte, oggi mi vede coinvolta in una frenata d’arresto più violenta rispetto ad altri.
Nel bel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura e, non perché la diretta via si era smarrita…
La cosa che, oggi, tutti i giorni mi ripeto è: riusciremo noi ” ibridi ” a superare questa fase?
Se penso alle scuole di danza, sperando che tutte abbiano la forza di resistere economicamente, dico che ce la faranno; le loro sale si riempiranno di allievi desiderosi e avidi di apprendere.
Se penso alle grandi compagnie o ai corpi di ballo, sono certa che, ristabiliti i termini di fruizione, torneranno a far applaudire e godere tantissimo pubblico bramoso di ritornare ad affollare i teatri.
Se penso a me e a chi, come me, ha iniziato da un tempo relativamente breve a fare ” impresa- danza ” … molte certezze si perdono.
L’unica cosa sulla quale posso contare è la forza nel proseguire questo cammino fatto di anni di studio, sperimentazione ed investimenti e, la speranza, che questo reset globale, ci porti a trovare uno spazio in cui collocarci.
Questo potrebbe accadere se, con i teatri dei circuiti minori, gli spazi performativi o aperti (in una visione più ampia e ottimista visto la bella stagione alle porte ) anche loro in estrema difficoltà, si riuscisse a trovare una sinergia per far ripartire il settore, magari, investendo nelle iniziative, coinvolgendo altri interlocutori e aprendo, a tutti gli effetti, le porte a una miriade di artisti che confezionano prodotti artisticamente qualitativi ma, contenuti nei costi.
È chiaro che, il rapporto tra le parti maggiormente offese, dovrà essere ampliato nell’interesse di tutti.
Già nel mio piccolo, comprendendo che la crisi sanitaria, ancora, è il principale nemico da battere, sto cercando di approfondire contatti e soluzioni per affrontare la ripartenza.
C’è un sentimento di grande solitudine.
Quindi, penso che la cosa più auspicabile, a oggi, sia quella di trovare una soluzione per rincontrare i nostri danzatori e riprendere le sessioni di allenamenti e prove.
Con tutti i sistemi di sicurezza, forse, nell’immediato, la possibilità di incontrarsi in aree appositamente dedicate all’aperto mi sembra la più concreta.
Se ritorniamo a creare, ritorneremo a vivere. Allora, anche l’attesa di tornare a esibirci, avrà un sapore più dolce.
È questa la dignità che voglio ritrovare.

Melissa Zuccalà

Grazie infinite da Marghe&Stef

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