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Background with red velvet curtain and hand. Vector illustration.

M. Candotto

Piacere,

fare la propria presentazione è un affare assai complesso.

Ho deciso di ampliare il mio raggio di interessi concretamente e pensato che un blog potesse essere una buona strada o un pretesto. Lo vedrò.

Iniziare qualcosa di nuovo è affascinante sempre, anche quando non sai ancora bene dove andrai a parare. Come in un qualsiasi viaggio: programmi di massima l’itinerario, le tappe e magari la meta finale, tuttavia il vero è ciò che accade mentre lo vivi, mentre percorri ciò che avevi precedentemente ipotizzato; e, improvvisamente, tutto è come dovrebbe essere, quando ciò che hai programmato diventa irrilevante rispetto a ciò che stai scoprendo.

Sono del parere che avviene nel momento in cui ciò che uno è entra in sintonia con ciò che ha trovato: il nuovo, l’imprevisto o anche quello che si sarebbe aspettato, in un viaggio come in un persorso tipo questo da “blogger”: una sorta di suono, una nota di diapason fra se stessi e ciò che ci circonda.

Thomas Mann chiamava “Le quinte del tempo” qualcosa che è stato e viene largamente discusso in psicologia, ma non è il mio caso… rubo un’assonanza: queste “quinte”, che io immagino assolutamente in senso teatrale, definiscono visivamente ‘le scene’ (altro termine che ci rimanda al Teatro) da cui tutto parte: l’inizio. Il mio inizio, il ‘nostro’ in questo caso. “Del tempo”, perché non è un cominciamento qualunque, ma fa parte del mio vissuto.

Queste scene possono essere i miei ricordi, ma anche i miei sogni, i miei pensieri, o le mie idee di ieri e di oggi, che sono passate, perdute e tornate… che si sono impoverite o arricchite, comunque quelle che io racchiudo come un tesoro fra due quinte, a modo di due parentesi quadre, per rendere l’idea.

[…] Ecco, comincerò gradualmente così, da due quadre con dei punti: le quinte del mio tempo.

C’è un libro in particolare, che ruota intorno alle parole della mia presentazione: “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, di uno scrittore che amo molto, Italo Calvino.

Ci sono giorni in cui ogni cosa che vedo mi sembra carica di significati: messaggi che mi sarebbe difficile comunicare ad altri, da definire, tradurre in parole…

Sono annunci o presagi che riguardano me e il mondo insieme: e di me non gli avvenimenti esteriori dell’esistenza ma ciò che accade dentro, nel fondo; e del mondo non qualche fatto particolare ma il modo d’essere generale del tutto…”

Benvenuti nel mio blog, grazie. E, come in Calvino, per il nome che definisce il suo personaggio, mi firmerò così:

io”.

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