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Siamo immersi nella continuità.

E ossessionati dal senso del TEMPO.
L’io di ciascuno di noi è intrappolato come il ripieno di un tramezzino, un foglio sottile di esistere fra nascita e morte. Un foglio sottile che chiamiamo vita. Eppure pochi sanno che cosa sia la vita, tutti che cos’è la morte.

Non cosa c’è dopo, no…. così lontano non possiamo se non con un balzo nel nulla, vuoto e inconsistente che alcuni chiamano “fede”. Cioè fiducia in qualcosa o qualcuno di cui nulla si sa. Mettiamo tutto fra i misteri dell’uomo e andiamo avanti, perché se c’è una cosa che Saramago non intende fare è concedere delle pause.
Non servono pause nella continuità. Tutto procede comunque qualsiasi sia il ritmo che noi diamo. Tutti i pomeriggi mi esercito al pianoforte, suono per tre ore consecutive rapita dalla musica che lo strumento offre al mio udito nota dopo nota, mentre le mie mani battono sui tasti in bianco e nero. Color seppia invece è lo spartito, perché pare vecchio usato persino un poco rovinato con dei segni a matita posti da me o da altri non ci faccio più caso. Ma lui suona il violoncello? Così ricordo…. so che va, in auto forse, non ho tempo di ricordare. Va a teatro, si pone fra gli altri strumentisti e suona. Alla fine rientra a casa.
Per inciso io non suono il pianoforte, ma volevo ricreare un “sentire” che assomiglia vagamente al clima delle ultime pagine di questo libercolo: “LE INTERMITTENZE DELLA MORTE”, poche pagine e così dense, che la lettura sembra una fatica fisica. Cammino normalmente ma sono contrastata nel mio passo dal fango. Mi guardo intorno e sono proprio in un pantano, ma accadono così tante cose che devo seguirle tutte, anche perché voglio proprio capire dove vada a parare.
Sto leggendo.
Una prosa senza punteggiatura. Senza lettere maiuscole per i nomi propri. Senza paragrafi. Senza punto e a capo. Solo virgole e qualche Maiuscola che fa da esordio a dialoghi non segnalati come tali e l’autore tranquillamente commenta quando lo ritiene opportuno, s’intende. E la narrazione segue esattamente quel ritmo e tu lettore o stai al passo o ti perdi nella crisi imminente che travolge il Governo e sua Maestà. Quali maestà, scusate? La regina madre nel suo letto di morte o l’altra che forse dovrebbe interagire con i Ministri che però sono in balia della “mafia”. Oh?
Il concetto di mafia è generico: persone senza scrupoli che abilmente riescono a trarre il massimo vantaggio da questa situazione assurda che si complica da sé con il passare dei giorni sempre uguali (7 mesi…. dal 31 dicembre di quella notte).
Il fatto è chiaro NON SI MUORE PIU’. Ah! La MORTE ha deciso che non vede assolutamente perché debba persistere nel far morire la gente. Magari è stanca. Sì sì LA MORTE, PROPRIO QUELLA CON LA FALCE E IL LUNGO MANTELLO CON CAPPUCCIO CALATO CHE RICOPRE CHE COSA? Uno scheletro. Ed è donna. La conosceremo, lettori, ma dovrete avere pazienza.
In un Paese indefinito nello spazio come nel tempo, che comunque perderebbe significato, la morte si è messa da sola in sciopero e non sa neppure perché, né si pone il problema di tanto scompiglio che questo creerà nel Paese dopo la brillante pensata che poteva anche essere cosa bella del non morire più. Che la paura più grande dell’uomo fosse finita così, fra lo stupore generale, abbia generato il CAOS TOTALE parrebbe strano. Invece tutto avviene in modo molto lineare, almeno nella prima parte del libro. E qui l’autore è un mago.

POI…

LA GENTE DEVE MORIRE. NON FACCIAMO SCHERZI!!!! e IMPROVVISAMENTE QUESTO “PERIODO DI NONMORTE” DIVENTA UN CONCENTRATO DI PENSIERI SCONVOLTI CHE CERCANO SOLUZIONI A SOLUZIONI CHE SI CONTRADDICONO A VICENDA E NON RISOLVONO NULLA.
La nonmorte diventa la paralisi della vita stessa.

A un certo punto la Signora della Falce decide che è stufa anche di questa situazione che non ha migliorato la sua considerazione e così invia delle elegantissime LETTERE VIOLA. La scelta del colore non è originale, ma rende l’idea. Benissimo.
Dunque comunica l’annuncio che entro una settimana si tornerà a morire secondo il giusto ordine e comunque visto che la situazione si è un poco ingarbugliata Lei si prenderà la briga di far avere al morituro questa lettera di preparazione.
I cervelli si mettono di nuovo a pensare ad altre soluzioni ancora che vadano a contraddire quelle provate fino a quel momento, ma dato che ci sarà una ripresa della normalità, forse si potrebbe anche stare tranquilli.
Sì, anche la Morte pare soddisfatta. Abita uno spoglio monolocale, che forse ha una stanza segreta. Ci potrebbe essere questo incomodo dello scrivere e dello spedire le lettere, ma qualche trucco deve pur avercelo sta poveretta che è abbastanza sola in questo Universo e per l’Eternità….
E non va bene affatto.
No non va bene. Perché aver creato tutto questo scompiglio per poi tornare indietro e adesso dover trafficare con le lettere che non è piacevole ricevere, ma comunque si presenta subito fatto assai più grave, e ben le sta!
Una e dico solo una lettera TORNA SEMPRE AL MITTENTE.
E’ quel tipo dell’Orchestra. Ma non si spiega questo fatto. Adesso in subbuglio è la sua testa. La sua stessa esistenza di MORTE. Ah, ma non è mica ammissibile una cosa del genere. Proprio l’indignazione più piena la coglie impreparata e per giunta quello che si deve fare si deve fare.
Si parlano Lei e la Falce, e ironia vuole che la seconda sia pure divertita. E invece no!

Ecco che ci siamo… non si dovrà riprendere quella cosa strana del taglio della testa? Anche no, è in disaccordo la Falce, lei non ne poteva nulla di tutto questo pasticcio, Perché mai avrebbe dovuto macchiarsi del sangue di quel tipo?
Veramente stizzita la Morte ne conviene. Insomma sono tutti così pronti a creare difficoltà, che sarà mai?
Toccherà andare a consegnargli la lettera di persona. Suonare, farsi aprire e porgergliela con naturalezza. Dovrà attenderlo, forse? Chissà….
Dopotutto poteva essere un diversivo o solo sembrare una gentilezza inconsueta.
Una FUGACE FANTASIA.