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Se sei una tipa ferrea, come pensavo di essere io, avrei detto “MAI!” per rispondere al titolo: “Quando va bene infrangere le regole?”.
Invece non è vero. E questo non perché sono invecchiata (non mi sono ammorbidita tanto, per la verità!); piuttosto perché altri molto più importanti e famosi di me lo hanno detto e fatto.

I Trocks

I Trocks

Cominciando dall’inizio, la danza classica (anche la danza moderna, nelle sue tecniche didattiche ormai accreditate… non ci addentreremo invece nel discorso “evolutivo” della danza contemporanea, trascurando quindi la post modern dance di matrice americana e il teatro-danza più europeo); quindi, la DANZA CLASSICA ha una tecnica precisa molto rigida legata a specifici passi (si sono evoluti nel tempo, ma non sottilizziamo ora) e si è abbastanza dogmatizzata in metodologie che si continuano a studiare con fatica, dedizione, passione, sacrificio, successi e insuccessi. Eccetera eccetera.

Nei vari metodi, la TECNICA esiste perché ci sono delle specifiche REGOLE. Attenzione il METODO non prescinde poi dagli STILI.

“Ecco, Marghe, ho fatto il mio ‘riassuntino’, ora puoi entrare a piede teso e farne ciò che vuoi! …Anzi vorrei aggiungere una cosuccia al volo: allora voi sapete la noia nell’arabesque quadrato… quello spacca fianchi e schiena e #nonmisialzalagambamancoa30gradiiiiii!!!!
Ecco, un giorno un signore di nome Balanchine ha detto: “Perché mai non aprite un poco quel bacino, grazie…”
E ha migliorato la lunghezza della figura, alzato arabesque bellissimi e creato una felice confusione.

Questo non significa che poi uno debba spaccare l’arabesque a 180°, ma creare delle linee che abbiano continuità e donino lunghezza sìì!
“Ci tenevo, me la rido proprio, a dirlo. Cioè a dire che questi fenomeni paranormali succedono anche in AULA DI CLASSICO, non solo in quella a fianco di CONTEMPORANEO. Okay?
Grazie”.

***

a)Caviglie – Ginocchia e ROTAZIONE

CHIUDERE LA V posizione e drammi esistenziali sono gemelli indivisi. Molti insegnanti ritengono che i PIEDI siano dotati di vita propria e che i ballerini possano costringerli a rotazioni che non combaciano con niente altro che una dimenticata costellazione galattica, rispetto a… magari il nostro ginocchio? Oserei… l’apertura del nostro bacino?
Allora proporrei di scindere i due gemelli e creare altra confusione.
La ROTAZIONE è dura, ma esistono trucchi. Accavallare i piedi di più o di meno, mica ci sgamano subito, eh!
E pensare magari che i piedi non ruotino di loro spontanea volontà e da soli… aiutiamoli. Usiamo le anche con il femore che si innesta nel ginocchio, per esempio e, che dire della tibia che finisce proprio nella caviglia?
Io ci proverei…. così torniamo ai fianchi di quel signore dell’inizio…. “Se lo amo tanto, la colpa è tua Marghe!, perciò adesso non scuotere la testa… eh, sì? Vorresti parlare di Forsythe? Ashton? Nureyev? Va bene! Con Nureyev ci hai ballato…. comincia da lui, poi se ci fosse tempo….”

“Sì, eccomi! Sono qui con Rudy, dice che siamo due invasate e comunque se stringiamo gli ATTITUDE invece di dire scemate, magari due pirouettes nella suddetta posizione le facciamo anche noi, visto che le fa così anche sua nonna. Salutiamo la nonna di Nureyev caramente”.

b)FIANCHI e Mr. Balanchine

“Io studiavo l’ortogonalità della Vaganova. Il QUADRATO! Oh, ma quando era ora di imparare una variazione, la mia insegnante chiudeva un occhio….”

“Stef, se non sei la Zakharova, ora puoi fartene una ragione, suvvia! Aprilo sto fianco e non sentirtene in colpa!”.

La linea è molto più bella. Se si ruota un poco il fianco (che non si solleva eh!!!), si apre la linea di fondo e senza spezzarci in due freghiamo l’ORTOGONALITA’. Un pochino….
A patto che, ATTENZIONE: LA NOSTRA GAMBA DI SOSTEGNO DEVE ESSERE FORTE.
Se lavoriamo bene, sentendo i muscoli, spostando le ossa, spingendo lo spazio intorno a noi, possiamo rafforzare il nostro sostegno. Non ci facciamo male e raggiungeremo risultati più soddisfacenti.

Il pericolo è Picasso.
Lo so, Stef, siamo in un terreno molto accidentato, un vero campo minato. Spiego! Se aprendo un po’ il fianco, ciò che vedete allo specchio è “Guernica” di Picasso, la vostra insegnate che ingoia il maalox dal botticino direttamente e il vostro gonnellino che si incastra nell’orecchino… RICHIUDETE UN POCHINO, EH!?

c)PLIE! Nel pliè i talloni toccano bene il pavimento. Fuori discussione: allungo i tendini, rafforzo caviglia e polpacci, preservo “Achille” da rottura futura, pongo le basi per salti e ottimi atterraggi….
Certo non balliamo Balanchine, perché lì, dico lì nelle sue variazioni, il tempo di abbassare i talloni non c’è. Ma in classe sì!

I talloni e l’invidia dei più.
Con i talloni è una guerra quotidiana. Anche i professionisti controllano in continuazione che i talloni siano ben appoggiati. Poi scopri che le “donne normali” ci passano sopra cremine leviganti per renderli vellutati, per togliere le pellicine e sfoggiarli nei sandali. Sappiate che quei talloni sono privilegiati e guardano i talloni dei danzatori con aria snob. Vergogna!

d)Le punte alla sbarra?

SCALDATE SEMPRE I PIEDI. Questo va fatto o i crampi vi puniranno subitaneamente, forse superate il tendu, ma oltre siete fritti.
Io sono una stacanovista del lavoro con TUTTO IL PIEDE. Sentire il pavimento: 5 dita, pianta, tallone…. e voglio lavorare sui miei piedi e non sulle solette delle scarpette.
Non sono la sola a dirlo. Non potrei prendermi meriti che non ho.
In più devo dirvi care-i ballerine-i che esiste una soggettività nell’esecuzione del movimento, perché VOI VI MUOVETE NEL E CON IL VOSTRO CORPO, NON L’INSEGNANTE.

“Per mettere le punte alla sbarra, però, dovete arrivare prima!!! Un paio di giorni possono bastare.”, suggerisce Margherita.

“Ecco, Marghe, sto cominciando a diventare trasgressiva?”
“Stef sono basita.
Mi aspetto che si arrivi a criticare aspramente il fatto di dare del voi all’insegnante e a ipotizzare l’abolizione dell’uso del bastone come strumento altamente pedagogico e persuasivo… Perdinci dove andremo a finire!?”

L’altra corrente di pensiero consiglia l’uso delle punte alla sbarra. Perché? In effetti rafforza la muscolatura e al centro poi si lavora meglio. Lo scopo è raggiungere un BUON CONTROLLO DEI PROPRI MUSCOLI: addominali, cosce; piedi e caviglie forti.

***

“Insomma miei care/i Makarove e Barisnikiv le regole nella tecnica sono indicazioni che poi dobbiamo applicare al corpo. Sapete quella cosa in cui vivete, al quale non potete raccontare fandonie, (a parte il fatto che i colpi di sole sono favolosi!!). Diciamo che le regole sono mute da sub; dovete farle calzare su di voi per immergevi. Quindi fatele vostre e se esagerate, di sicuro ci sarà quella povera donna, azionista di maggioranza di farmaci antiacido gastrico, a correggere le vostre applicazioni.” Mi pare molto saggio da parte di Marghe, perciò…

“Io direi di lavorare per gradi…. passo a passo e PUNTE TIRATE, GINOCCHIA TESE, TESTA ALTA, SPALLE GIU’, COLLO LUNGO, SGUARDO ALL’INFINITO…. VA BENE MI FERMO! EPPERO’….”
“Sì?”, mi guarda strano.
“Le clavicole sono bene in mostra ma le costole sono chiuse. Chiusissime. E le scapole sono abbassate e piatte dietro la schiena e…”
“Stef?”
“Marghe?”
“Sì, ci sarebbe quel muscoletto sotto l’ascella… per le braccia; perché il port de bras è importante! Oh già! Mai visto ballerine danzare con le mani in tasca. MAI!”
“Che facciamo?”
“Mettiamole alla sbarra!” (in coro)

Margherita Mana e Stefania Sanlorenzo

(liberamente ispirato a noi stesse e alle nostre letture cartacee e sul web! E a tutte le sane e malsane frequentazioni personali… Grazie! ;))

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