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chicchi di caffè 2
Non so neppure bene come sia nata questa associazione, che ammetto essere proprio mentalmente mia.
Ai tempi della scuola ero convinta di essere decisamente un “tipo” da prosa.

Mi piace lo scritto completo ampio e strutturato secondo le regole più generali della scrittura. Poi ho cominciato a scoprire (non per merito mio, ci sono sempre maestri di vita) la poesia nella prosa. Frasi di un incanto tale, di un rimando visivo e percettivo così forte da andare oltre, come se si attraversasse uno specchio.
Lo specchio è imprevedibile e profondo, eppure rimanda un riflesso che pare reale. Oltre, tutto è in potenza. Un poco come fra prosa e poesia. Difficile era comprendere le parole delle poesie. Difficile trascriverle in prosa. Difficile pensare di averle raggiunte.
Ho imparato a non cercare di farlo. Di attendere il contrario, che raggiungessero me come l’aroma del caffè.
Sono arrivata al punto. Sono involuta scrittrice mai impostata, forse voglio rimanere così. Comunque le parole della poesia sono come scuri chicchi di caffè.
Al tatto, passate la mano nel mucchio.
Al suono, fateli cadere lentamente.
Al profumo così: tostati, poi macinati e poi in quel suddetto aroma del rassicurante liquido nero caldo e concentrato.
Al cuore: “Il caffè è la poesia della vita, un’abitudine che basta a rendere felice l’uomo.”
(Edoardo De Filippo); doveva essere ‘fissato’ come me! 😉
Non importa; non so se saprò mai leggere fino in fondo una poesia, coglierne l’essenza in poche parole, in libere o rigide formule strutturali. Leggerò più prosa che poesia, è probabile; eppure alle volte mi capiterà e sarà proprio come bere di gusto la mia tazzina di caffè.

Oggi è questa

“Mi basta solo una lieve carezza che faccia tremare un po’ la mia vita”

(Alda Merini)

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