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Lesley BrownEvento più unico che raro, Margherita ed io stiamo abbandonate su di un comodissimo divano.
Siamo in vacanza al mare e pure con alcune evidenti bruciacchiature cutanee dovute al pomeriggio trascorso in spiaggia a vedere sul laptop uno dei nostri film più amati: “Due vite, una svolta” del 1977, con incredibili attrici, attori e tanto tanto balletto.

Ora potete anche cambiare canale pensando che due come noi non siano così originali a vedere questo film (una ballerina e un’ex-ballerina divenuta madre di famiglia con scuola di danza annessa, un tempo amiche, si ritrovano…), e invece non è così! Tra l’altro vi interessasse il titolo originale è “The Turning Point”, per la precisione.

Oggi faceva caldo, ma un venticello infingardo mi ha lasciata convincere a seguire la Marghe. Io amo il mare all’alba e al tramonto. Eppure Marghe aveva deciso che si era in vacanza, stile cocktail mojito e svacco. Film sulla danza e mezza spiaggia che ci osservava. Perché appunto noi non stavamo guardando un film, si trattava di un approfondito approccio psicologico a un evento che qualsiasi ballerina o ballerino si potrebbe trovare ad affrontare o ha affrontato: l’errore in scena; Oops!

Voi avete presente la parte quando Emilia (la figlia maggiore della protagonista, Deedee…) balla ‘Giselle’ completamente ubriaca? E’ un breve interludio nella dinamica del film ma è terrificante: non sai se ridere o se metterti a pregare, e sei preso da un moto di necessità di fare qualcosa, qualsiasi cosa, per evitare la catastrofe (cosa che fra l’altro nel film, la seconda protagonista, Emma, l’étoile a fine carriera, amica ed ex-collega di Deedee, fa perfettamente). Io un poco rido anche, ma sono veramente angosciata; poi, quando vedo questo film, di solito piango ogni volta, perciò non faccio testo rispetto alle personali emozioni. Conviene concentrarsi su Margherita che è praticamente dentro lo schermo del mio laptop, senza nessun rispetto circa effetto sabbia e creme o oli solari, perché: “Ti rendi conto della quantità di ‘roba’ che c’è qua dentro?”.
Ovviamente si riferisce al contenuto del film non del PC. Inizia a gesticolare ai titoli di testa e non ha certo finito a quelli di coda… credo attiri la curiosità di molti. Anche perché l’evento è intenso. Tutta la questione lo è, in qualche modo.

Vi rinfresco la memoria: allora, abbiamo Deedee (Shirley MacLaine), Emma (Anne Bancroft), Emilia (Leslie Browne), Wayne (Tom Skerritt), marito bellissimo di Emma e il ballerio russo in compagnia super americana, Yuri (Mikhail Baryshnikov) giovane, in forma smagliante e con due occhi azzurri che su una vecchia pellicola sfocata e vista in spiaggia, producono miracoli ugualmente. Li amiamo tutti! E siamo così cotte e pateticamente romantiche… Oggi poi, Marghe beveva il mojito con quel caldo e io vedevo Giselle ondeggiare ma forse era lei, controsole: “Marghe, ma è terribile, ci pensi? Una cosa così come la puoi affrontare?”

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La trama del film non è l’elemento cardine: si tratta di un drama di quegli anni che però rispecchia piuttosto bene la realtà del mondo della danza e soprattutto lo fa con molti pezzi coreografici famosissimi, che ben si intercalano a scene mitiche tipo quella in cui Deedee e Emma si picchiano o appunto quella succitata di Emilia, che è stata presa in Compagnia, all’ABT, ancora ballerina di fila, e arriva a una delle repliche completamente ubriaca, per pene amorose con Yuri, ovvio! Con la coroncina di fiori sghimbescio e vomitando fra un’entrata e l’altra riesce a stare in scena, liberamente interpretando i passi canonici, prendendo a spallate le colleghe e ondeggiando paurosamente; un poco dorme, un poco sorride estasiata dall’alcool, continua a ballare.
“Eh, può capitare!”, sembra serenamente affrontare la cosa Margherita.

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Sbagliare è creare inconsapevolmente una situazione dalla quale bisogna uscire velocemente e senza destare troppo clamore. Almeno in scena. E’ quel tipo di corto circuito che ti fa stare per un attimo in blackout, cercando di capire cosa sia successo. Puoi addirittura pensare che abbiano sbagliato gli altri, cioè una intera fila, e tu sia l’unica nel giusto, a tempo e nel posto in cui devi essere. No, no hai proprio sbagliato tu!
Ne prendi consapevolezza quando le altre ti guardano con l’occhio sbarrato nel vano, ma probo, tentativo di darti una mano a riallineare quella manciata di neuroni che ti servono per uscire da quella stupida situazione.
L’errore di esecuzione coreografica si verifica per molte ragioni; in genere è un banalissimo calo di concentrazione. Vedere qualcuno dietro le quinte che si gratta come se avesse la scabbia, cercare di ricordarsi se alla fine abbiamo dato l’antiparassitario al gatto, accorgersi di avere una ciocca di capelli che ti fa prudere il naso, oppure che sta crollando la tiara pesante cinque chili che tu hai fissato con due forcine perché “tanto non si muove…”, possono essere solo alcune delle cinquemila cause che prevedono da lì a poco che l’errore si manifesti in tutto il suo splendore. Una concatenazione di pensieri lontano dalla situazione contingente che ti fa largamente sottovalutare ciò che stai facendo. L’ho provato un milione di volte e danzato in scena centinaia…
Questi sono gli errori in cui generalmente si rimedia con un po’ di mestiere e una discreta faccia tosta: questo è più o meno il caso di Emilia, nel film.

Poi ci sono quelli dove sbagli tecnicamente. Nel qual caso abbiamo svariate gradazioni di gravità e vistosità: vanno infatti dal traballio (poco visibile e imputabile a uno sbaglio di peso) alla vera e propria caduta (sederata su coccige), che può anche accadere per fattori squisitamente esterni per esempio la scivolosità del linoleum magari un po’ consumato. Diciamo che quest’ultimo errore è quello lampante e anche il più divertente per chi guarda.
Andiamo, si può essere grandissimi ballerini e finissimi interpreti, ma sdraiarsi in palcoscenico involontariamente, riesce a smontare storia, personaggio e drammaturgia (oltre a una bella fetta di amor proprio del danzatore), costruiti meticolosamente dall’inizio dello spettacolo in un tempo da guinness gold selection.

Come se non bastasse, oltre a chetare l’orgoglio ferito, la mente deve fare tre cose essenziali: la prima è controllare se il corpo è intero, la seconda è organizzare come rialzarsi, che è la cosa più complicata, e va fatto con la grazia che occorre; la terza, fare finta che non sia successo quasi niente, una bazzecola…
“Figurarsi sono solo scivolata, ops! Non mi sono fatta nulla; vedrai i fouettés come mi vengono bene con tutta quest’adrenalina che mi gira nel sistema cardiovascolare!”
Ho visto ballerine lacrimare dal ridere in scena, ridere con la bocca socchiusa per far in modo di non sussultare durante le pose di un qualsiasi atto bianco. Io ero una di quelle. Di quelle in piedi intendo.
Ma chi non balla, non cade; e così sono caduta anch’io.
“Ecco, Stef, mi hai chiesto com’è sbagliare in scena? E’ più o meno, così!”


(The Turning Point – trailer originale)

M & S (Margherita Mana e Stefania Sanlorenzo)

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