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josé limon dance
Stef ed io siamo donne di casa. Idealmente. Praticamente non tanto, ma il lavaggio dei piumoni alla lavanderia a gettoni, a primavera, ci tocca lo stesso. Ed è ufficialmente Primavera!
Ci diamo appuntamento e ci sorridiamo da lontano con la nostra super borsa piena di stoffa e piume. Gettone e lavatrice adatta al peso e al volume.
Rifletto a voce alta su quanto l’aria tra le cose le espanda; l’aria modifica le dimensioni, allarga gli spazi: rifletto nel senso che vedo Stef comprimere il piumone nella lavatrice che ha davanti, senza darle una mano, la fisso e basta. Boh, l’acqua lo ridurrà a uno strofinaccio perché essa restringerà il suo volume, penso, ma non commento, continuando i miei voli fantasiosi. Intanto lei ha avviato il lavaggio e mi guarda; invece ripenso ai corpi di Michelangelo, muscolosi e possenti… a come José Limon (coreografo messicano naturalizzato newyorkese dal 1928) lo usasse per spiegare non solo la forma ma la materia di un corpo a cui dava movimento con le sue coreografie. Già forse l’espansione dei corpi come la spiegava José era solo un riverbero energetico: allungamento estremo, certo, che poi diventava eco di volume. Questo lo dico proprio a voce alta e Stef è costretta a mettere a fuoco la situazione.
Per Michelangelo la pittura aveva una pienezza scultorea: la ‘possenza’ staccava il corpo dallo sfondo con quello spessore che è proprio della scultura, conferendo tridimensionalità e realismo drammatico al volume del corpo dipinto.
“Nel 1994 S.S.Giovanni Paolo II definì la Cappella Sistina: ‘Il Santuario della teologia del corpo umano’, mi dice seria, “Ho sempre pensato che fosse un bel modo per identificare un’opera ciclopica, compiuta da mani umane nel 1500”, afferma compiaciuta di aver forse afferrato un mio pensiero in volo radente.
Siamo in una lavanderia ma quasi istintivamente alziamo lo sguardo, come potessimo vedere le nove tavole della Genesi… La storia dell’umanità?
“Quale coreografia hai in mente Marghe?”, mi chiede assorta nei suoi di pensieri. Quelli metodici e terribilmente pragmatici.
Per provare il celebre assolo Chaconne, le dico, iniziando a gesticolare, l’assistente della Limon Foundation, ci metteva in mano delle arance.
“Arance?”
Già!!! Nove minuti di tecnica Limon, una prova di resistenza e intelligenza, unisex uomini e donne, just dance. Le arance davano volume alle mani: Stef ride. “Hai presente le mani dipinte da Michelangelo?”, mi dice guardando le mie che cominciano ad avere i crampi. Tiriamo fuori i piumoni e sono la metà. Eccoci qui! Io rifletto su come si possa diventare ‘grossi e potenti’ con un fisico come il mio, io che sono come i piumoni bagnati, senza materia in mezzo alle ossa!
Infiliamo tutto in un’asciugatrice. E mi viene da pensare che ci sono riuscita affrontando il problema dal punto di vista ritmico.
Il rumore circolare dell’asciugatrice ci ipnotizza: la dinamica e il ritmo danno spessore e pesantezza al passo.
“Il peso altro non è che spinta e gravità”, afferma Stef.
Limon lo sapeva bene: era pittore, poi ballerino di tecnica moderna prima e classica poi… Ebbe una musa, Doris Humprey, cui dedicò Choreographic Offering, nel 1963, su musiche di Bach.

Cantava nelle sue classi e le sue coreografie sono incollate alle partiture musicali. Il corpo e la musica uniti e armonici. Il corpo fa la musica, il passo è la musica.

“Le parti del corpo sono come gli strumenti di un’orchestra… c’è una centralità ma poi gambe braccia e testa entrano in gioco in una successione motoria…”, Stef ama parlare di tecnica. Lei adora il lavoro in palestra, tanto quanto io ho bisogno di un palcoscenico. O di un bosco o di un campanile in una piazza.
La musica torna nel nostro silenzio e rumoreggiare dei macchinari. Ne approfitto e ricordo a Stef un bel balletto che si chiama Unsung del 1970: parla degli indiani d’America ed è completamente senza musica. Quel balletto è volume e ritmo; il corpo ottiene un movimento autonomo partendo da uno frazionato.
1-jose-limon-1908-1972-modern dance

Il lavoro di Limon si muove sulle articolazioni (le anche, per esempio) per poi cambiare verso, in balzi o capovolte, che definiscano i tratti corporei nel loro fisico vigore. Fu rivoluzionario, pur nulla togliendo al rigore della tecnica del balletto (soprattutto nello studio dei movimenti delle gambe).
“Ci sono così tante coreografie, Margherita… Pensa a La Pavana del Moro, ispirata all’Otello; oppure alla Missa Brevis. A me piace There is a Time , per esempio.”
Me lo dice così, pigiando tutto nelle borse poi a tracolla.
I piumoni sono soffici e hanno recuperato il loro volume di partenza. Soprattutto sono profumati: sanno di pulito, come i nostri pensieri che tornano a casa.

https://youtu.be/KlU9S9Zq3jI?list=PL6sibefEfMFI0-FVgiMF9i5IaaZ8EGQ_2 (“There is a time”).

M & S (Margherita Mana e Stefania Sanlorenzo)

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