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Marghe, dissertando di danza ovviamente, mi infilò in una bolla di gelatina fatta di spazio e tempo: due dimensioni fisiche che definiscono l’uomo stesso nella sua esistenza in questo Universo, di cui faccio ancora parte, nonostante l’esperienza cui mi riferisco.

Facciamo qualche passo indietro: dovremmo provare a immergerci nella danza come in un universo parallelo a quello che riteniamo di conoscere. Lo scrivo minuscolo, ‘universo’, proprio per sottolineare che a livello cosmico è più piccolo e necessariamente meno significativo di quello originario, quello della “nebulosa” per intenderci, in questa commistione di linguaggio artistico-filosofico-scientifico altamente personalizzato, ma esattamente “quello in cui ci muoviamo noi due”, nell’intento di promuovere l’arte coreutica.

Margherita ed io siamo forse come muffins e caffè, tea e scones, spumante e cheesecake… Perciò in quell’occasione della bolla una pasticceria era il luogo che ci accoglieva fisicamente, adattandosi alle nostre dissertazioni divulgative sulla danza, nel suddetto sistema alternativo in cui orbitiamo. Non sempre, eh! Ogni tanto.

Io delle due sono quella che solleva dubbi, lei quella che salta, che gira, che si flette o si estende… insomma che fa in modo professionale e talentuoso “torsioni fisiche” (diciamo che è la ballerina?) cui unisce con disinvoltura i “contorsionismi mentali” e qui con me trova terreno fertile. Pertanto alle volte capita che si facciano due chiacchiere, qualche pettegolezzo, qualche riflessione e dei voli pindarici da urlo. In alcuni di questi casi capita pure che io non comprenda dove voglia andare a parare lei; poi come d’incanto visualizziamo una coreografia, intera o anche solo l’enchainement di un brano famoso (o no) e qualcosa scatta.

In questo caso ‘la bolla di gelatina’ e ‘la nebulosa primordiale’ s’incontrarono nelle nostre teste e il nostro sistema alternativo si configurò e iniziò a ruotare mettendo in gioco prima di tutto proprio le idee di moto, tempo e spazio.
Se avete le cinture di sicurezza, potete proseguire…

“La danza modifica tempo e spazio attraverso l’organizzazione del corpo libero di muoversi. Prova a pensare a questa bolla di gelatina come spazio e tempo e mettici dentro il corpo che danza… Esso la modificherà muovendosi dall’interno”
, mi dice.
Non credo di averla guardata in modo comprensivo… Vedevo quei budini tremuli e colorati che imbandiscono i tè pomeridiani English-American style.

Allora cerco un punto di riferimento che credo di trovare nella “Filosofia della Natura”: Newton parla di moto, tempo e spazio sia in modo relativo sia assoluto. Dobbiamo considerare il secondo caso: “senza relazione ad alcunché all’esterno”, dice lo scienziato.
E noi siamo in una sala da tè e io dentro a una bolla di gelatina.
Il tempo diventa uniforme e lo spazio è uguale e immobile.
E già ma, se devo resistere in questa bolla, devo darmi da fare, perciò…

La musica divide spazio e tempo (“mathématique émotionelle”) e unendosi alla danza riscrive lo spazio, in una sorta di ‘phénoméne de génération alternante’ (cit. critico danza: Jean D’Udine).

Cioè la musica diventa danza nell’attimo in cui la danza diventa musica, e siccome avviene come in un flusso continuo, allora il movimento genera lo spazio e dilata il tempo nella sua durata.

“Che ne pensi di Mister Balanchine e Doctor Strawinskij?” Mi chiede Marghe, per fortuna!
Posto che solo lei potrebbe chiamarli così, allora vediamo qualche bella coreografia: Agon (1957), Apollo Musagète (1928), Orfeo (1946) per esempio? Definiti comunemente come “La Trilogia”.
I nostri due signori (uno di 20 anni e l’altro, il musicista, di 42) svilupparono gradualmente un’affinità elettiva incredibile. Si contano almeno 30 lavori frutto della loro intensa collaborazione.
Il 18 giugno 1946 a una festa Mister B. portò una sua partitura… (componeva pure e suonava il piano). Doctor Strav. si mise al pianoforte, ci lavorò un poco e scrisse: “Birthday, corale melodia di George Balanchine armonizzato da Igor Strawinskij di Hollywood, California”. Si comprendevano a vicenda e uno completava l’altro e il più intransigente era il secondo.

Tecnicamente Balanchine approdò al suo stile anti-narrativo: i passi di danza! Contano solo i passi di danza, perché nascono dal suo virtuosismo creativo nel visualizzare la partitura. In questo senso la musica offre quelle geometrie spaziali che servono alla danza per esprimere se stessa nel fluire temporale delle note. Quindi ci siamo…
Come?
“Come sono le sfumature a definire la pittura, così i toni lo fanno con la musica e il coreografo percepisce esattamente questi. E li vuole in scena, nei suoi passi di danza.”

A questo punto Margherita mi fissa in quel suo modo che non lascia dubbi… Ha in mente un balletto o una variazione o anche solo un passo, unico…
Il cellulare aiuta; posa la tazzina di porcellana e cerca un altro video. Io mangio un muffin con la glassa.
L’anno successivo la morte del compositore, Balanchine si decise a coreografare Duo Concertant, per violino e pianoforte del 1931; la Prima fu a Berlino nel 1973 con Peter Martins come danseur.

“Proprio ‘quel’ Peter Martins del New York City Ballet?” Le chiedo.
“Stai sicura!!!”
“Cosa c’è di particolare nella versione disponibile su Youtube di ‘Duo concertante’?”
“Stef, ma hai visto dove l’hanno ambientato? In un salone che sembra allestito a metà, reduce da un festeggiamento o dal preparare per qualche festa.”

“Duo Concertant” è un balletto intimo e dalle forti emozioni.
Nel 1° movimento i danzatori ascoltano soltanto. Tutto è immobile. Statico.
Ecco, ci siamo, veramente.

“Non è usuale un’ambientazione così poco neutra in un pezzo balachiniano, soprattutto negli anni ’70.”
Mi spiega, mentre fissiamo lo schermo del suo cellulare. Avrebbe potuto farli entrare dopo, avrebbe potuto far loro assumere una postura più naturale. Spazio e tempo sono totalmente annullati dal ‘quadro’ che comprende pianoforte e violino, in una sorta di immobilità plastica. Fanno tutti parte della scena coreografica per Mister B.
I toni della musica riempiono l’assenza di tempo come nella ‘bolla’. Poi la danza si inserisce con quella tecnica impeccabile dei passi, sono spigoli e cerchi, che disegnano lo spazio altrimenti, di nuovo: fisso e vuoto. Mister B. incastra pose dandogli dinamica, frame by frame, che è la tecnica del cinema: quanto glamour c’è nei suoi lavori! (link, 4:30)

“Ma la musica suggerisce anche la casa: Doctor Strav. poteva non pensare alla grande madre Russia? E così ecco alcuni passi che sembrano di “carattere”.
Sì! I due, coreografo e musicista, filavano d’amore e d’accordo”.
Ammette convinta Marghe.

doctorB e Mister Strav

Io guardo il 4°movimento dove i ballerini danzano in assenza di luce: solo dentro due singoli cerchi luminosi (link, 15:00).
“Questo spiegherebbe anche il finale, -dico- che è sparire nel buio e avvertire la mancanza di chi non c’è più e la malinconia per chi resta”.
Completo così il suo pensare mentre usciamo dalla pasticceria, che ha addolcito forse un poco quel senso di mestizia rimasto in sospeso fra noi: meglio i dolci corposi, perché la gelatina poi si scioglie.

M & S (Margherita Mana e Stefania Sanlorenzo)

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