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sleeping beauty Bourne

katy natasha lowenhoff M. Bourne's New Adventures

Dal 5 maggio all’8 maggio 2016 al Teatro degli Arcimboldi a Milano andrà in scena la spettacolare interpretazione de “La Bella Addormentata nel bosco” della compagnia di M. Bourne, con il titolo originale in inglese: SPLEEPING BEAUTY (‘bellezza che dorme’).

Il balletto rientra in quella che comunemente viene definita la trilogia di Čajkovskij.
Per la Compagnia New Adventures di Bourne rappresenta la terza tappa dopo “Lo Schiaccianoci” (1992) e “Swan Lake” (1995).
Per questa produzione ritroviamo i nomi celebri di Lez Brotherston per le scene e i costumi, Paule Constable per il design luci e Paul Groothuis per il sound design. Dal debutto a oggi in cartellone in diversi teatri, ha sempre riscosso uno straordinario successo.
L’originalità di Bourne, la rottura degli schemi sovvertendo spesso i ruoli stessi, riscrivendo celebri balletti con una compagnia di ballerini di qualità tecnica e drammaturgica di altissimo livello… qui si unisce a un senso moderno e immaginifico della fiaba che rende il risultato fuori del comune. Un vero sogno.

Conviene partire dal balletto originario, nato nel 1890 per mano del coreografo Marius Petipa sulle musiche di Čajkovskij, e considerato il più complesso dei tre, per la tecnica richiesta nell’esecuzione dei passi, nei moltissimi pezzi coreografici, e ancor più per lo stile, che influisce realmente su come il passo di danza, sia esso un passé o un port de bras, debba venire eseguito.
La ricchezza dei costumi, delle scene, delle danze, il virtuosismo dei ruoli principali, e sono tanti, la ricercatezza del più piccolo particolare, rendono il lavoro su ‘La Bella’, molto meticoloso e altrettanto puntiglioso nei dettagli da cui dipende la resa complessiva.

Di qui lo scarto di Bourne, geniale.
Dimenticare completamente quell’atmosfera così faticosamente conservata e ricostruita nei secoli e ritrovarsi catapultati fra fate, vampiri e ridondanza scenica che vanno a enfatizzare l’immaginario gotico; cioè dove l’horror e il romantico si amalgamano perfettamente.

L’elemento chiave del balletto originario è ripreso ed enfatizzato in questa lettura fantastica: il trascorrere inesorabile del tempo, durante il sonno della bellissima Principessa.

C’è una intrinseca sovrapposizione fra il passare del tempo (anni, secoli, età storiche) e il sonno di bellezza, in ogni chiave di lettura del balletto, dall’originale a oggi. Bourne esalta questo legame creando una fiaba, più noir, nella fiaba che però aveva in sé già tutti i presupposti.

E qui uno stacco lo faccio io, per inserire il progetto fotografico di Mikah Smillie (fotografo di danza e danzatore, collaboratore di Bourne) che ruota intorno all’idea proprio del sonno di bellezza.
Si tratta di fotografie di volti (mezzi busti) nudi e dormienti. Ognuno ha tratti diversi, segni di una bellezza fermata e colta nell’istante del sonno. Come per Aurora, perché il tempo scorre, secoli e secoli, ma la sua bellezza e giovinezza rimane intatta, preservata dal sonno magico; questo c’è in ogni trascrizione del balletto.

Oltre ad essere estremamente poetica e romantica, questa interpretazione più marcata nella lettura di Bourne, gli permette di compiere l’altro salto concettuale, perché il balletto, in effetti, Sleeping Beauty, prevede l’attraversamento di 3 età differenti.

Aurora nasce nel 1890 (anno del balletto originale di Petipa) nell’età dark, passa attraverso la cosiddetta età dell’oro (edoardiana); quella dove tutto appare eternamente giovane e così leggero e superficiale da non poter essere mutato: lunghi e spensierati pomeriggi d’estate all’aperto e serate danzanti, molto alla moda. Si punge con una rosa nera.
Soltanto anni dopo, al risveglio, ci si trova nell‘età moderna che per contrasto appare più fantastica e arcana di una qualsiasi fiaba.
Ovviamente l’amore trionfa, vince su tutto, ma un pegno c’è: la Fata dei Lillà è il Conte ed è un vampiro; l’unico modo che ha per far sì che il giovane, che ama Aurora, rimanga tale per sempre, è vampirizzarlo, rendendolo immortale. Così con Bourne il balletto assume la coerenza scenica e strutturale perfetta del romanzo gotico.
Non solo, ma nella immediatezza della lingua inglese il titolo supera un errore linguistico, che è assolutamente una chiave concettuale.

Ci fu un errore di traduzione da: La Belle au bois dormant (C. Perrault)
“La Bella Addormentata nel bosco”, ha una doppia connotazione: il bosco è un luogo scenico, il sonno è quello di Aurora. La bellezza che dorme è lei.
La Bella che dorme, “Sleeping Beauty”: il bosco scompare proprio del tutto e Aurora è avvolta da un sonno di bellezza, che a rigore riguarda solo lei. Infatti le età passano mentre lei dorme immutata.
“La Bella nel bosco dormiente” era, in verità, la soluzione più corretta: è il bosco che dorme. In effetti, quando Aurora cade vittima del suo maleficio, tutto intorno a lei viene avvolto dal sonno, affinché nulla sia mutato al suo risveglio.

Di contaminazione in contaminazione, il fascino del fiabesco che la danza sa cogliere in modo spesso sublime, ha attraversato il tempo, le età, i costumi e ha preservato nel sonno incantato, la bellezza del solo sentimento immortale: il vero amore.

Stefania Sanlorenzo

didascalie:

Foto 1 Sleeping Beauty (New Adventures)
Foto 2 Katy Natasha Lowenhoff: ruoli di Hibernia (Fata della Rinascita), Feral (Fata dello Spirito) e Miss Maddox, governante di Aurora.

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