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ballerina-di-danza-classicaRiparto con il mio blog con un articolo che potrebbe idealmente inserirsi in una rubrica. Nel primo capitolo avevo trattato della figura che viene chiamata “arabesque”. Oggi vado sul personale, visto che manco da un poco; ma soltanto per riprendere il filo. Ci saranno una serie di articoli dedicati alla ‘tecnica’ della danza. Quelle cose un poco noiose sulle posizioni, ma anche su passi difficili e virtuosistici (che coinvolgono di più!), sulla vita in sala studio: il lavoro dei ballerini prima del palcoscenico. Tutto un mondo, insomma, di passi ed emozioni.

fonte: ioblog.iodanzo.com (dalla mia precedente collaborazione) (Canvas quadro)

“A la barre!”

Credo che tutti almeno una volta nella vita abbiano provato la sensazione di essere esattamente dove volevano essere. In quel preciso e unico istante in cui la mente e il cuore si sono trovati in sintonia perfetta. Sì! Perfect!

Se si fosse fortunati magari più momenti di questo genere potrebbero capitare. Oppure c’è anche il caso in cui uno stesso momento, per noi perfetto, si ripeta più volte, in identiche o analoghe circostanze.

Per me è stato così. Intendo il secondo caso: la ripetitività di certi istanti. Non potrei addentrarmi in un’auto-rivisitazione della vita per rispondermi circa il primo, per carità!

Qual è stato “il mio momento perfetto”?

Ho danzato per molti anni, fino a quando non ho svoltato l’angolo. Tuttavia credo che tante cose ritornino nel corso della propria vita. Si ripropongano, inaspettate o meno e in qualche modo “la danza” non mi ha mai lasciato davvero, benché pensassi di averlo fatto io.

Ed eccomi al punto: io ero veramente io quando mi posizionavo alla sbarra. Quello era il mio posto perfetto.

Per vincere le mie insicurezze. Per avere il coraggio delle mie scelte. Per sentirmi bene. Per essere la “mia” ballerina.

Forse non sono mai stata un “animale” da palcoscenico. E’ strano tanto da apparire l’opposto di ciò che si pensa: un ballerino esprime davvero la propria natura quando sale sul palco. Non in palestra, forse. Non alle audizioni. E tanto meno alla sbarra.

Diamogli magari un “centro” come si deve: un adagio, un grande allegro. Le pirouettes o i tours en l’air. E già che ci siamo perché non una bella diagonale di giri in punte o grandi salti en tournant?

Sono perfettamente d’accordo. Eppure torno a dire che più di tutto mi mancano quei 40 minuti alla sbarra: le due aste parallele in legno o metallo ancorate al muro o l’asta con i suoi piedi da spostare in aula.

La lezione inizia così per tutti, da sempre e sempre. Su 120 minuti, quelli sono i primi concentrati e fondamentali. Si eseguono esercizi graduali mirati al riscaldamento muscolare, ma ancora più indispensabili alla ricerca dell’equilibrio, alla postura e all’aplomb. Tecnica e sudore. 

Alla sbarra” ti è concesso un appoggio fasullo, perché dovrai sapere fare quasi le stesse cose da solo; ma questo ausilio va usato come si deve, non va sottovalutato. Essa è il nostro tutorial, affinché tutto ciò che è innaturale per il nostro corpo diventi esattamente ciò che sapremo fare, a cominciare dalle cinque posizioni dei piedi; dall’en-dehors delle anche, dallo sviluppo del collo del piede. Tutto serve a scolpire allungare tonificare rilassare. Alla sbarra impari l’A-B-C del tuo “essere ballerina”. Puoi concentrarti sulla flessibilità del tuo corpo, puoi conoscerlo: busto, braccia, dita delle mani (vanno allungate anche queste!!!), collo, cosce, polpacci. Addominali, muscoli dorsali. Testa. Bacino. Punte.

Controllo.

La sbarra è una verifica costante.

Nel turbinio delle combinazioni, dei saltelli e dei salti, dei giri, nell’incessante cura alla coordinazione delle braccia della testa e del collo, nell’andatura, nel proprio sguardo che deve abbandonare lo specchio, quello è il mondo “al centro”. In un crescendo di emozioni. Ma io tornerei così volentieri indietro nel tempo per passare anche solo dieci minuti alla sbarra: con la mia sacca sotto, le punte arrotolate vicino o sopra e il copri spalle o gli scaldamuscoli già abbandonati a terra o sul sostegno di metallo che sporge dal muro.

Plié, demi e grand. Tendus e jetés, petits e grands. Rond de jambe par terre e en l’air. Fondu, frappé singolo o doppio e battement. Grands Battements, con il libero slancio della gamba che vola oltre i 90 gradi.

L’Adagio lento interminabile legato e “tenuto” fino allo sfinimento. Magari tutto ripetuto in relevé.

Questa è la mia sbarra. Mano destra, mano sinistra. Frontale o di spalle. Fino agli esercizi conclusivi con la “jambe à la barre”: il tira e molla, con presa dal tallone, come se le tue gambe fossero elastici che puoi tendere al naso all’orecchio o sulle quali puoi flettere il tuo busto forte ma capace a chinarsi indietro in un armonioso cambré.

Tutto questo io l’ho potuto imparare in palestra, con gli occhi dei miei insegnanti puntati sul mio corpo che tante volte faticava sgraziatamente e altre rispondeva a un miracolo non comune.

Sì! In un istante di perfezione.

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