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L’arabesque rimane per me una delle figure più belle e significative del balletto, nella posa sia femminile sia maschile.

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Penso che tutti abbiano un’immagine propria dell’arabesque con una gamba che sorregge (può essere in punta-piqué arabesque o no…) e di una stesa dietro, ‘en arrière’, formando un angolo di 90 gradi con il busto della ballerina.

In verità niente di meno semplice si lega all’esecuzione di questo passo, fissato poi nella sua plasticità.

L’idea è quella di una tensione opposta fra gamba sollevata e distesa in un verso e il gioco opposto delle braccia allungate in avanti (talvolta, prima variazione sul tema, in V sopra la testa, o perché no? appoggiate sulle spalle o sul petto, in sintonia con il ruolo). Normalmente si usano le 4 posizioni base del port de bras. E il senso che si prova è di un elastico che si tende, dando al danzatore in verità una delle linee più virtuose e armoniche della danza.

Benché rimandi a un termine arabo, traducibile in “arabesco” togliamoci di mente i motivi floreali o dalle linee ricche di senso decorativo. Pur non allontanandoci dal fatto che l’interpretazione di questa figura ha avuto nel tempo influenze da parte dell’arte figurativa (bassorilievi romani o neoclassicismo). E che sono esistite figure di gruppo definite tali.

Come il fatto stesso dell’interpretazione teorica, fonte di una diatriba fra i due celebri uomini che scrissero i termini che definiscono i passi della danza, secondo un rigido codice di studio: Noverre e Carlo Blasis (1820). Il primo forte oppositore concettuale dell’arabesque, il secondo invece incline a vederne l’innovazione pura.

Vaganova e Cecchetti hanno portato avanti una loro distinzione: più rigidità tra tronco e gamba per lei, più varianti morbide per lui. Il busto può inclinarsi nell’agevolare l’elevazione della gamba posteriore, fino a pose diverse come in plié o in penchée (pensiamo a Giselle…).

L’evolversi della tecnica ha portato ai virtuosismi di oggi. E sono magnifici.

Per farvi notare ancora un particolare: avete mai considerato la rotazione dell’anca? Cioè come e quanto è aperto l’arabesque, in base a come si ruota la gamba posteriore rispetto alle anche e alla linea delle spalle, per dare l’effetto di una maggiore lunghezza, per esempio. Oppure come piaceva a

Balanchine, per il quale, sicuramente, l’esecuzione è con l’anca molto aperta?

Una sbarra per credere, un elastico vero per portarsi la gamba fino alla nuca, che ne dite? E niente ‘traballio’ della gamba che regge, mi raccomando.

Ph: Polina Semionova

Stefania Sanlorenzo

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