“I DIVORATORI”: la scelta ardita di Viola Scaglione

Il 25 maggio 2021 per la rassegna <SCENE> (MUSICA/TEATRO/DANZA), LA COMPAGNIA DI BALLETTO TEATRO di Torino – coproduzione Rivolimusica mi riporta sul palcoscenico dopo un lungo e divorante allontanamento.

Vado di corsa, quasi incerta, perché ho focalizzato che si tratta di un evento di danza contemporanea, della compagnia BTT, diretta da Viola Scaglione (che danza con Nadja Guesewell, Lisa Mariani, Flavio Ferruzzi, Luca Tomasoni ed Emanuele Piras), un evento DAL VIVO.

Non devo collegarmi, vado fisicamente, torno con LORO e come loro in uno spazio scenico che innanzi tutto deve unire. Far confluire in uno specifico luogo artisti e spettatori; arte e aspettativa, lavoro studio e sperimentazione con curiosità. La mia, quella del pubblico… di chi attraverso l’arte legge e riscrive la propria vita.

C’è dunque un fil rouge (e blu, giallo bianco verde…) per la serata che è l’emozione di una minuscola rappresentanza di una umanità che vuole tornare a sentirsi viva; magari in molti cambiati eppure nuovamente in gioco. Perché c’è stato il caos e per la danza e il teatro un blocco difficile da spiegare.

Nella confusione del mondo, l’arte e soprattutto l’arte coreutica e teatrale si è fermata. Fiumi di parole hanno monitorato, disegnato, esaltato un percorso spinoso e troppo eterogeneo per riuscire a farne un quadro unico. Fasi diametralmente opposte si sono alternate in contraddizioni gravi che però hanno dimostrato come sia facile, nel dramma, cadere dalla solidarietà al “distanziamento” e da questo al distacco.

L’uso di strumenti online e la fantasia o la costanza o l’energia, oppure la semplice gestione di una opportunità (l’unica per un bel lasso di tempo) hanno fatto sì che le fratture da adesso possano cominciare a rimarginarsi.

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La musica è generata da sintetizzatori elettronici e la chitarra di Riccardo Tesio. Siamo tutti insieme e tutti vicini (pare persino strano dirlo così), è un dato di fatto per la tipologia di luogo che accoglie il momento. E questa musica inizialmente ci distorce il cervello, attraversando i nostri timpani sollecitati dal pulsare, vibrare e scuotere anima e corpi. In alcuni attimi è un palpitare più gestibile dal respiro che ci trascina in scena fino a quel loro saltare liberatorio e così coinvolgente.

Così si toccano i due piani strutturali della regia (Gigi Piana con Viola Scaglione) e della drammaturgia del movimento proprio. Così, con la musica in danza e le geometrie dei volumi, una forza magnetica lega i corpi sul e dal pavimento, questa superficie piana bassa cui paiono attratti e in cerca di svincolarsi comunque nel procedere come nel contrarre ogni muscolo anche in infinitesimi movimenti, scatti o piegamenti. E vi sono singole splendide figure.

Il contatto si intensifica, nello scambio numerico dei ballerini quando anche i due corpi rannicchiati si uniscono e avanzano contrapponendosi ad una struttura statuaria, che si compone per scomporsi e riquadrare la scena. ….Si vestono a strati e di nuova energia, in gruppo (bellissima formazione e momento di intensa partecipazione del pubblico). E quando il vortice è raggiunto ecco una scelta visiva definita e forte: singolarmente si spostano su linee tracciate da nastri adesivi colorati, appiccicati proprio al linoleum nero; sono percorsi strani che appagano l’occhio e ti lasciano ancora in sospeso perché l’elemento simbolico potrebbe essere tale o soltanto una metafora: concreto su concreto (statico e assoluto) o l’illusoria sostituzione fra parola e immagine del movimento. Parliamo di danza.

Ecco che il TITOLO ci fornisce uno spunto concettuale: “I Divoratori” è un romanzo di Annie Vivanti, pubblicato in Inghilterra nel 1911 e incentrato sul senso di una catena di infelicità, che passa di generazione in generazione da madre a figlia-o, nella quale lo spirito di chi era prima viene inglobato consumato divorato da chi è venuto dopo. Questo spirito nel contesto letterario della Vivanti è la genialità creativa, qui trasposto attraverso la creatività della danza come movimento martellante o lento, in una ciclicità temporale che prevede un continuo consumare l’altro oppure esserne consumato, perché le pulsioni creano tensione e annullamento che diventerebbe annientamento (la figlia della Vivanti, meravigliosa violinista, si suicidò, facendo precipitare la madre in un crollo verso la stessa sorte: la morte….).

Sicché ciascuno assuma un ruolo e in esso cerchi di ritrovarsi per definire i propri confini, che sono i limiti nella reciprocità del contatto umano (qui danzato), ma anche la possibilità nel presente di accettare ed essere accettati, creando un ponte fra passato e futuro.

Accettare se stessi, accettare ciò che è in divenire guardandolo in faccia perché potrebbe non essere come vorremmo, ma è esattamente ciò che abbiamo per fare qualcosa e andare avanti in modo migliore.

Ringrazio tutti coloro che hanno lavorato per questo momento, mostrando professionalità ma anche volontà di non fermarsi …. proseguire per realizzare.

Se ci chiedessimo che cosa, direi la vita nei suoi infinitesimali eppur essenziali passi.

Ringrazio Viola Scaglione perché è una donna con una grande capacità di interiorizzazione o non potrebbe lavorare con tanta intensità artistica e trasmetterla con altrettanta umana sincerità.

Stefania Sanlorenzo

Umanudità

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Un senso di vuoto pervade una umanità spenta.
Quasi lo spazio che sentivamo nostro ci fosse stato sottratto piano piano; forse è stato così. Saranno percezioni indotte?
Alle tante parole solitamente segue il silenzio, come alla corsa estenuante, il rallentare fino a fermarsi.

Le mura di un museo sono asettiche, corridoi sono spazi di congiunzione fra stanze, ognuna anima di un’arte fermata nella sua datata immagine. L’umanità è nuda davanti alla vita se privata della sua essenza: esistere. Essa è mortale, perciò il tempo deve colmarsi di un senso proprio, del suo attimo come della perdita.
Di una nota nel silenzio delle parole.

La musica diventa tempo che colma con maestria e bellezza il vuoto silenzioso; i quadri in movimento dei danzatori rimandano a cornici di spazi non più vuoti. Si susseguono e ciascuno lascia qualcosa mentre si avvolge di musica, che guida un interscambio fragile. In “Umanudità” è la musica a essere tridimensionale per sostenere danzatori che non danzano.

Sono i danzatori del Balletto Teatro di Torino, spogliati in una umanità nuda che, nel gesto ricercato studiato e sentito, riscopre l’interazione fra corpi. L’esistere.

Nella delicatezza delle dita che sondano lo spazio minimo.
Nel duetto sensuale che ricama istanti di due corpi che si cercano e si trovano in misurati e poi più vivaci approcci.
Splendido perché raffinato a iniziare dalla lunga chioma di lui attorcigliata nelle mani di lei, ai sassolini simbolici, alle schermaglie accanto al pianoforte.
Il trio stacca, con ammiccante nonsense, per introdurre un assolo carico di pathos. Nella vitalità di bionde chiome sciolte e di un dinamico corpo in rivolta e recupero, la simbologia è più urlante.

Ed ecco che un tango (Histoire du tango Cafè 1930) entra in scena, ma non guida le danze. Sono i corpi a essere come spinti dalle note non indulgenti. Contrastano volutamente la chiarezza musicale e il caos del danzato che tango non è. Tutti insieme, tutti accalcati. Si cercano o si respingono?

Poco importa…
Alle scale di apertura si sostituisce in finale il tunnel di luce che costringe ognuno di loro alla propria singola nudità gestuale. Scenograficamente l’effetto si imprime sulla retina e lo spettacolo si chiude, senza sipario.

Ringraziamenti:
Balletto Teatro di Torino (i danzatori del BTT; la direzione artistica di Viola Scaglione, in scena) e Rivolimusica (Mario Gullo e Massimo Pitzianti)
Drammaturgia e Regia Viola Scaglione e Gigi Piana
Musiche di Piazzolla e Scarlatti
Interni Museo di Arte Contemporanea – Castello di Rivoli (Torino)
Canale Youtube SCENE (si può vedere lo spettacolo online, andato in scena il 27 marzo 2021).

Stefania Sanlorenzo per “Marghe&Stef”

Piange il cielo.

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Piange il cielo stelle d’inverno. Pietre di fuoco dallo spazio esterno. Son fredde lacrime e luminose facelle. Sfiorano le gote della faccia celeste rigandole di notte fra anime meste. Piange il cielo questo tempo malandato da oriente a occidente insensibile e dannato. Oh, se le vedi, non buttar via un desiderio svagato, commuovi… col cosmo […]

Piange il cielo.

Tutto era fermo.

Vidi nascere l’aurora che era tempo uggioso. Un timido freddo tratteneva lento l’esordio del giorno… quasi cinguettii di richiamo al risveglio. Tutto era fermo… Partecipai, di incanto, alla genesi del tempo quell’incerto esordire dell’ordine dopo il Kaos. Oh, non la figuro, quest’esperienza, fu vera, nella solitudine del mio vagare insonne a spezzare l’ordito dell’alternarsi sonno/veglia, […]

Tutto era fermo.

Ultima illusione. — Ettore Massarese

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Questo mio scafo tocca sponde sconosciute l’onda carezza e si ritrae nel notturno, nel notturno d’una isola dormiente nel silenzio. Non so darti nome ormai, terra d’approdo, ma sento tue rocce cantare antichi miti melodie in battito di antichi riti e le conchiglie, molluschi sonori, suonano la nenia in leggenda di satiri e ninfe… Oh, […]

Ultima illusione. — Ettore Massarese

Appunti di Naso

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La Poltrona Gialla – Cy

(scrivo di getto e parto solo da una musica)

I profumi sono estremamente evocativi. E ci sono ragioni neuro/fisiologiche alla base di questo (ahimè, per i romantici inesauribili come la sottoscritta ….uffa)
C’è stato un profumo che ha significato una persona importantissima molti anni fa e che, per fortuna, non è mai uscita dalla mia vita …ed io dalla sua. Ma il suo profumo sì.
C’era l’odore delicato del cassetto della biancheria di mia madre. Ogni tanto mi trovava con la faccia dentro e mi chiedeva -pur sapendo la risposta- “Che fai col naso tra le mie cose, piccola albicocca? “

Mi chiamava così in estate, quando il mio colorito raggiungeva al massimo quella tonalità, lentiggini incluse ed io, facendola felice, sinceramente rispondevo: “Qua c’è profumo di mamma”.  Entrambi, non ci sono più.
Non li ho percepiti più.
C’è l’odore delle creme solari, che richiamano immediatamente ombre riposanti tra lucori netti e abbacinanti …suono di aria su acqua e acqua sposata al cielo sopra, dondolanti insieme da eoni, mai stanchi di guardarsi da sotto in su e viceversa  …sposati e distaccati.
Il gettonatissimo e invasivamente dolce profumo di pane; quando lo faccio la casa ringrazia.
Altri ricordi arrivano: di commensali a bocca piena, di sorrisi di briciole raccolte dalla tovaglia e spesso: “Ma è già finito?”

Il sacchetto vuoto del caffè..pure lì..uscirne col naso impolverato di marrone …okay, parliamone ma merita? Di nuovo mia madre e il sacrosanto caffè, che dovevo farle io.

“Te lo fa bon, fallo ti”   …fregata ogni pomeriggio veronese.
La musica è anche di più: a essa è legato tutto perché mi muove anche il corpo…
Parte da dentro e si riversa fuori come fatto inarrestabile, come esigenza.
Accade anche che ci pianga sopra. SICURAMENTE, ci danzo in ogni dove.
Perciò è persino terapeutica.
Oggi, tempo che suggerisce flagellazioni, sto riascoltando musiche abbandonate da un anno.
Ritorna tutto, come un film visto e rivisto: non sono più quella; mi congratulo con me e …Cambio cd (da nuovo autunno 2020)!!!

Cynthia Gangi

GIRASOLE

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Il poeta sceglie un girasole in un gesto spontaneo e lo accosta al viso per lui più bello. Al sorriso più caro e simile al proprio.

Grazie,

Stefania Sanlorenzo – in amicizia

 

“Girasole”

di GIAN GUIDO GRASSI, poesia contemporanea.

Fiore amante del sole, sei gioviale.

Giochi con i tuoi bei petali in un

cerchio.

Bambina eterna, baci il primo raggio

dell’astro che al mattino ti ha

svegliato.

***

Risplende il volto accanto a un

girasole.

Il giallo è il tuo colore, sempre

acceso.

E’ il tuo calore, l’empito, la forza.

Forza gentile e grazia. Sei fiorente.

La mia fortuna cresce se sorridi.

***

(Apparsa su Facebook il 30 maggio 2020, Torino)

Cy e la Porta Rossa……

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di Cynthia Gangi

Dalla sua Poltrona Gialla ecco emergere i ricordi a colori.

Quando la Danza smetterà con me ( perché sarà Lei a deciderlo, non io) mi metterò a tingere legno: mi dispone a uno stato di calma e serenità dolcissime; impossibile, poi, che durante tutte le pennellate accurate, danzanti, sorridenti io non pensi a mio nonno falegname, che consegnava ogni più piccolo manufatto solo se “a regola d’arte”.
E lo erano tutti perché amava legno e attrezzi, movimenti e fatica, segatura e risultato finale che osservava con i piccoli occhi in fessure sorridenti ( ecco il perché dei miei sorrisi); lo toccava rigirandolo tra le mani grosse, buone e mancanti di due dita portategli via da una fresa circolare.
Ci vuole un colore vivo allegro e che attiri lo sguardo….. richiami i ricordi. Rosso!!!
***
Penso alle ore d’attesa in pronto soccorso in silenziosissimo dolore e dignità, la sua visione fatalistica dell’accaduto e quanti bacini continuai a dare a quei vuoti tra le dita rimaste: “Nonnino mio, non è giusto!” e lui mi guardava come fossi luminosa.
Perciò vernicio il suo legno come se fosse la sua mano a stringere il pennello e la mia.
Credo che nessuno, mai più,  mi abbia guardato così e se ci riesco ora ( solo per frazioni di secondo, sia chiaro) forse è  perché sono diventata grande, come mi vedeva già  lui, in nuce.
Amava, ridendo piano, quando abitavo da loro, le gambe  “di sedano” agitarsi attorno al tavolo del piccolo salotto, nel suo appartamentino di Trieste. Dal balcone si intravedeva un pezzetto di mare, lontano: la sera d’estate si sedeva lì con la nonna, su piccole poltroncine da spiaggia e si godevano il tramonto. Poi costruirono un orrendo grattacielo proprio davanti. Basta mare: ecco che allora li intrattenevo io, danzando nello spazio rimasto. Erano felici.
Sono ricordi felici.

Gli obiettivi di vita delle persone sono collegati alla loro personalità

Personalità e persona…… ottimi spunti di riflessione.
Persona, maschera di un io definito da carattere istinto studi avventure e disavventure stima disistima eventi.

Vita da Museo

Le persone formulano obiettivi personali coerenti con i loro tratti di personalità e i loro obiettivi sono correlati a come la loro personalità cambia nel tempo.

Gli obiettivi di vita delle persone sono collegati alla loro personalità

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