Il richiamo del cuculo (The Cuckoo’s Calling) Robert Galbraith

Non sono fortemente entusiasta, ma condivido molto il tuo pensiero e SICURAMENTE L’EMPATIA per il nome di CORMORAN STRIKE. 😉😃
CIAO, PAOLA!!!! Hai ragione:Londra!

Vita da Museo

Cormoran Strike. Che nome incredibile. D’altra parte non ci si poteva aspettare niente di meno dalla mente che ha creato la saga di Harry Potter. Sì perché dietro lo pseudonimo di Robert Galbraith si nasconde niente di meno che la nostra J.K. Rowling. Non che lei l’avesse detto. Anzi, era stata ben attenta a nasconderlo. Aveva persino inventato una biografia fittizia di questo suo alter-ego (un ex poliziotto militare che aveva lasciato l’esercito nel 2003 per dedicarsi al settore della sicurezza privata) e quando il libro fu pubblicato, nell’Aprile del 2013 dopo essere stato rifiutato da un paio di editori perché considerato “troppo tranquillo, sebbene ben scritto” e sebbene avesse ricevuto critiche positive e incoraggianti, non aveva venduto un gran che. Fino a quando si scoprì che Robert Galbraith non solo era una donna, ma che donna! Comunque.
Devo dire che da amante quale sono di Harry Potter…

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Ipersensibilità oppure…?
Gradevole alla lettura/visione

Briciolanellatte Weblog

Melissa osservava il marito: se ne stava accanto a lei facendosi condurre docilmente dal carrello; complice un’altezza ragguardevole e una magrezza sospetta (se non si fosse conosciuta la storia di quell’uomo) sembrava come al solito del tutto scollegato dalla realtà con la testa in un’altra dimensione. I capelli sottili, tendenti chissà perché all’azzurrino, erano arruffati più del solito, ribelli a qualsiasi disciplina che un pettine potesse assicurare, mettevano in evidenza gli occhi mobili e penetranti che guardavano senza vedere. Avrebbe potuto essere ovunque: sulla cima di un grattacielo in bilico su un’antenna, seduto in fondo all’oceano o proprio lì a far la spesa con lei.
Melissa non era mai riuscita a spiegarsi perché lo avesse sempre amato e continuasse ad amarlo come fosse il primo giorno. Forse per quella sua aria così indifesa, implume, per quella sua dolcezza pasticciona con cui riusciva a metterla al centro del proprio mondo, qualunque…

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Cap.3 La ‘bolla di gelatina’ secondo Mister B. e Doctor Strav.

Un ricordo…. perché SPAZIO E TEMPO ricorrono spesso nei miei pensieri e nelle letture anche casuali di queste giornate.

StefaniaSanlorenzo

duo

Marghe, dissertando di danza ovviamente, mi infilò in una bolla di gelatina fatta di spazio e tempo: due dimensioni fisiche che definiscono l’uomo stesso nella sua esistenza in questo Universo, di cui faccio ancora parte, nonostante l’esperienza cui mi riferisco.

Facciamo qualche passo indietro: dovremmo provare a immergerci nella danza come in un universo parallelo a quello che riteniamo di conoscere. Lo scrivo minuscolo, ‘universo’, proprio per sottolineare che a livello cosmico è più piccolo e necessariamente meno significativo di quello originario, quello della “nebulosa” per intenderci, in questa commistione di linguaggio artistico-filosofico-scientifico altamente personalizzato, ma esattamente “quello in cui ci muoviamo noi due”, nell’intento di promuovere l’arte coreutica.

Margherita ed io siamo forse come muffins e caffè, tea e scones, spumante e cheesecake… Perciò in quell’occasione della bolla una pasticceria era il luogo che ci accoglieva fisicamente, adattandosi alle nostre dissertazioni divulgative sulla danza, nel suddetto sistema alternativo in…

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Nel prato in fiore

Profondamente descrittiva. Tutta questa natura che circonda una figura femminile quasi mimetizzata. Solo il suo sogno la rende diversa ma porta in sé un senso di malinconica solitudine dissonante.

indifferentemente

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Tu beata dal cuore tenero, ti assenti nel sonno profondo di una farfalla, gli intesi colori. Sul cuscino il collo, gli occhi chiusi e profondi, la spalla destra a reggere il peso del sogno. Da sopra il viola e blu dell’uva, le foglie verdi larghe e quelle scure, di marrone l’addio. Tu distesa su un fianco ginocchia e piedi in raccolta e il brulichio delle piccole facce dei fiori. Sono intenti a parlarsi sotto voce senza svegliare la donna lei stessa col vestito intonato. Lo sguardo è in pace:gli occhi chiusi e così e labbra in cui risalta il rosso nel viso paglino. La mano sinistra schiera le cinque dita sul prato come a fortificarsi. La mano destra sbuca da sotto il braccio  nascosta dal fianco e tiene tra le dita l’oggetto di un ricordo. O la mela dal desiderio vermiglio. I capelli cadono all’indietro oltre il collo. E un…

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