Mef consiglia… Forse un giorno, di Colleen Hoover.

Lettue. Sinossi. Siamo gente che crede nella compagnia di un libro 😉😍

La pescatrice di asterischi

FORSE UN GIORNO
Di Colleen Hoover
Ed Leggereditore

Cooleen Hoover è  una delle mie scrittrici preferite ed è stato davvero difficile scegliere tra tutti i suoi romanzi quale consigliarvi.
Così, dopo un’attenta rilettura: questo è quello giusto.
I protagonisti non sono perfetti e non hanno super poteri, ma cercano, con grande fatica e difficoltà, di lottare  per ciò che amano e in ciò che credono.

Sinossi

Sydney Blake, un’aspirante musicista di vent’anni, ha una vita invidiabile: frequenta il college, ha un buon lavoro, è innamorata del suo meraviglioso ragazzo Hunter e convive con la sua migliore amica Tori. Ma tutto cambia quando scopre che Hunter la tradisce con Tori. Ora Sydney deve decidere che ne sarà della sua vita.
È attratta da Ridge Lawson, il suo misterioso vicino. Non può staccargli gli occhi di dosso e non può fare a meno di starsene ad ascoltarlo mentre suona la chitarra sul…

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Marghe&Stef fra le infinite fotografie di “danza” e dei “dintorni”

StefaniaSanlorenzo

Ecco un esempio di #meme sulla nostra pagina Facebook 🙂

chiappeMarghe & Stef in: “Le Quinte del Tempo”. Danza fra 2 parentesi […]

Venite a trovarci, vedrete che tutto torna: come le parole siano passi da provare e il silenzio quel vuoto da riempire. Come si possa essere serie o saper ironizzare proprio su noi stesse, sulla vita e le sue bellezze o le sue criticità. Come spesso dallo sbaglio nasca il passo giusto, che disegnerà lo spazio e dilaterà il tempo. Non solo per noi.  Per tutti.

Siete tutti invitati qui, là, a teatro.

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EZIO BOSSO note poetiche

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di GIAN GUIDO GRASSI,
POETA, PITTORE, LETTERATO torinese.
(componimento poetico inedito – precedentemente pubblicato sul profilo personale dell’autore in Facebook)

***

Corpo, musica e arte
(A Ezio Bosso)

Un bel suono si ascolta. Percepiamo
con i sensi, col corpo, con la mente.
Un bel gesto trasmette le emozioni.
Parte dal corpo, giunge fino all’anima.

Interstizi del tempo, legamenti
tengono uniti i muscoli tra loro.
Vibrazioni si espandono nell’aria.
Un dipinto è eseguito con lo spirito.

Arte: pittura e musica si abbracciano,
formano armonie e creano dissonanze
con gesti ed energie. Ringraziamo Ezio,
col suo corpo ci dona la sua essenza.

Gian Guido Grassi
21 maggio 2020

(Ezio Bosso, ph dal web)

Il sacchetto delle ciabatte

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Riuscì a toccare il cielo con un dito, ma il mare era tanto vasto da sembrare l’infinito.

La vita è un flusso pieno di ostacoli. Bivi e rotonde, che ti agevolano perché puoi girare qualche volta di più, prendi tempo, rispetto all’angolo retto che ti obbliga a quella scelta immediata che per ciascuno va come vuole. Un buco nel terriccio, una radice fra l’erba in prossimità dell’albero, una crepa nell’asfalto, un dislivello, un’onda anomala… tutto può ostacolarti.

Semplicemente una distrazione. La mente vaga e il corpo prosegue il suo cammino con qualsiasi mezzo sia dotato.

Dunque il divenire è fatto per proseguire, evolvere (ma può involvere), rimane ciò che porta a manifestare ogni cosa o diciamo fenomeno (più appropriato a livello filosofico) calato nella temporalità e inserito in uno spazio, ora assoluto ora relativo.

Lo spazio contiene tutto e tutti, ma come c’è energia così noi siamo energia.

Esempio: potrei fare molto, invece c’è una deformità in me del mio senso del tempo e non interagisco con la mia spazialità. Sono bloccata. Come quando mettono le ganasce a una macchina. Quell’auto potrebbe funzionare, niente è stato toccato. Tranne la sua possibilità di muoversi, che è tutto. Che cosa dovrei fare lo devo trovare da me.

***

Provo a raccontarvi una fiaba.

Ci sono tre ragazzi di oggi (quelli di Ramazzotti ma del 2020) e vivono presso di me.

Io gestisco un B&B molto grazioso. Cittadino ma con un poco di verde, una bella magnolia davanti alla veranda dove uccido le orchidee, soffrendo immensamente, mentre il fiorame vario fa come può. I colori sono quelli dei fiori come dei muri come dei quadri come dei mobili. I colori sono quelli di un gioco di arcobaleni fra i cristalli, che rifrangono la luce. Le porcellane assorbono e diventano ombre del passato: ballerine in pose diverse, ottocentesche e moderne.

Il resto è caos. Sono ammessi gli animali non perché io sia la classica donna “animalista” ma assolutamente amo gli animali. Mi danno tantissimo. Mi piace conoscerli e osservarli; vedere come interagiscono fra loro. Va bene sono waltdisneyana? Non solo. Tim Burton, che ne dite?

Un ragazzo di soli anni 19, presa la maturità, decise di mettersi alla prova scegliendo alla cieca una delle strade più incasinate che non poteva sapere come tale.

Concorsi Militari.

Un ragazzo che sembra Cary Grant, Sean Connery in 007, Indiana Jones mito e leggenda. Peccato che si perderebbe nel suo stesso Museo…. citazione per chi ha visto i film.

Lo ascolto volentieri nei rari momenti in cui parla. Un letterato troppo giovane per non avere insieme alle citazioni classiche tanta voglia di avventura. Un Cirano o un Don Chisciotte.

Lo vedo partire e tornare: trolley nero nell’ingresso. Gira l’Italia in posti spesso complicati da raggiungere con il treno. Si perde, si ritrova. Perde tutto quello che ha con sé, lo ritrovano altri…. o più nessuno.

Io penso, basta che si ritrovi sempre lui e rientri, sconfitto o vincitore.

Ha più vinto che perso. Ha lavorato su se stesso sconvolgendo tutto ciò che era conosciuto.

Ricordo treni sfuggiti, cambiati, ripagati il doppio, in ritardo terribile per una grande stanchezza… Portafogli persi con tutti i documenti, rifatti sempre nuovi, in Primavera. Ricordo cellulari rotti. Cellulare cui mi rispose un uomo straniero, quando un minuto prima c’era lui e tutta l’Italia a dividere quelle voci.

Lo ricordo sperso, con troppa atropina negli occhi, cieco in un mondo che non voleva aiutarlo, perché non ci si fida più….

Un ginocchio rotto. Dolore.

Ricordo visite mediche passo a passo. Gare passo a passo e quelle ciabatte.

Ricevevo telefonate continue. Le prove ai concorsi sono lunghe ma con tempi morti di ansia tanto forte. Andrà bene? Mi sarò spiegato? Mi avrà fregato? Ho fatto un ottimo punteggio. Ho un bonus. I miei esami medici, sei sicura? Erano a posto, giusto?

Sì! No! Sì! No! Okay…..

“Mi hanno cazziato”

“Che hai fatto?”

“Le ciabatte!!!…. “Come?…. “In piscina….. “Sì?… Eh! Avevano specificato che saremmo stati severamente puniti se si dimenticavano le ciabatte in piscina”

Tutto chiaro? Lui le aveva dimenticate. Respiro e aspetto la condanna.

“Mi hanno rimproverato e poi mi hanno rimandato giù, dovevo volare…. e riportare il sacchetto con le ciabatte. Ci siamo cambiati e c’era lezione fra i banchi, prove, mensa, altre visite…..”

“Eh?”

“Niente, per tutto sto cavolo di giorno ero l’unico a girare con il sacchetto delle ciabatte sotto il braccio e dovevo svolgere ogni richiesta così”.

Risi tantissimo. Lui voleva salire sull‘Amerigo Vespucci e andare a vedere la Stella del Sud.

Quel sacchetto delle ciabatte fu un atto eroico.

Nelle fiabe non ci sono solo i principi azzurri; marinai eroi e sognatori, sempre.

covid-19 e danza: Margherita Mana parla con Raffaella Renzi

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RAFFAELLA RENZI E CHRISTOPHE FERRARI
Il periodo è complesso; proverò a riassumerlo a grandissime linee per darvi il senso di quest’articolo.
Se da una parte la sospensione della fase uno ha messo in stop motion tutti i lavoratori dello spettacolo e della formazione coreutica, la stessa sospensione a cui la danza spesso attinge, toglie il respiro della progettualità; si sa che senza il respiro si danza male e ancora peggio, si muore. Oggi all’esordio della fase due si sono mossi in tanti, ognuno coi propri mezzi e con le proprie idee: a me e a Stef piacerebbe fare un punto per offrire, a chi ha voglia di leggere, le prospettive di professionisti che si occupano di danza con qualifiche e mansioni diverse.

Un po’ di giorni fa ho pensato di chiedere a Raffaella Renzi ed a suo marito Christophe Ferrari come vedono la situazione e cosa auspicano che succeda a questo punto, perlomeno a breve.
Dopo una brillante carriera che li ha visti entrambi primi ballerini a Berlino, attualmente sono maestri presso fondazioni, compagnie e scuole private: Raffaella si occupa di mettere in scena balletti che importanti coreografi le affidano per i maggiori teatri italiani ed europei, Christophe insegna senza sosta in tutta Italia e coreografa deliziosi brani neoclassici con uno stile personale che si denota non solo nella danza, ma anche nelle sue fotografie.
Sono due professionisti inseriti in tanti comparti attigui del settore danza, quindi possono darci una visione piuttosto “panoramica”.

Ci risponde la maestra Renzi con delega del maestro Ferrari; mi manda un vocale in cui dice che: “hanno pensato di mandare un messaggio di speranza, più che un pronostico vero e proprio” e quindi lo riscrivo dando un senso alle sfumature della voce, sperando di non cambiarne di un grammo la sostanza. Faccio del mio meglio, un,due,tre viaaaaa:

“Abbiamo pensato di diffondere un messaggio positivo: crediamo che in qualsiasi forma e modalità le scuole, le associazioni e tutti coloro che si occupano di formazione, dovrebbero riaprire. Non so… forse con lezioni nei parchi con le scarpe da ginnastica, oppure in sala in poche persone e in condizione di assoluta sicurezza. Riteniamo che sia importante non perdere il contatto con la danza e la pratica. Di certo talune condizioni non permetteranno di fare tutto il training, anche nelle sale danza dicono che non sia consigliabile sudare troppo. Però ecco, veramente speriamo che si torni a danzare anche in luoghi che non sono proprio deputati, anzi provvisori , ma che possano comunque offrire una esperienza bella per muoversi e stare insieme, vivere la nostra arte come si può in questo periodo.
Per quanto riguarda lo spettacolo nei teatri come siamo abituati a vedere, ci servirà, crediamo, un po’ più di tempo. C’è un articolo che ti ho mandato che mostra modalità alternative per il pubblico, un po’ tipo drive-in anche con le biciclette . Sono modalità diverse di fruizione, però perché non prenderle in considerazione, diciamo che potrebbe essere un’alternativa praticabile e particolare. ”

Io e Raffaella ci conosciamo da una trentina d’anni, le nostre conversazioni sfociano sempre in un po’ di nonsense.

***

– Certo, Raffaella che tu sei un cigno dentro, ( le dico così, perché lei è sempre adorabilmente ballerina, anche quando scherza e io non riesco a dimenticare il video dove lei ventenne credo, prova con la Makarova la variazione di Odile)

– I cigni sono bestie…
– Ma non prendono il covid!
– Ecco potremmo fare un Lago.
– Beh, allora anche Giselle secondo atto: tutte morte!!
– Allora siamo a posto.
– Se ci leggesse qualcuno penserebbe che siamo pazze.

E come bisogna essere per fare un lavoro così?

Grazie infinite a Raffaella Renzi e Christophe Ferrari

covid_19 e danza #2

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di Margherita Mana; intervista ANDREA ZARDI

Proverò a riassumere il periodo complesso che stiamo vivendo a grandissime linee, per darvi il senso di questo articolo.

Se da una parte la sospensione della fase1, ha messo in stop motion tutti i lavoratori dello spettacolo e della formazione coreutica, la stessa sospensione a cui la danza spesso attinge, toglie il respiro della progettualità; si sa che senza il respiro si danza male e ancora peggio, si muore. Oggi all’esordio della fase2 si sono mossi in tanti, ognuno coi propri mezzi e con le proprie idee: a me e a Stef piacerebbe fare un punto per offrire, a chi ha voglia di leggere, le prospettive di professionisti che si occupano di danza con qualifiche e mansioni diverse.
I criteri che abbiamo usato per definire le persone a cui chiedere risposte direi che sono fondamentalmente due:
1- Contattare coloro per i quali nutriamo stima personale per il loro operato e/o vicende artistiche.
2 – L’abbiamo fatto a nostro INSINDACABILE CAPRICCIONE, (la pagina è nostra oh?!).

Ora come la peggiore prof. di matematica, che oggi interroga mentre aveva detto che spiegava, vorrei sentire Andrea Zardi danzatore piacentino, autore fondatore della compagnia ZA DanceWorks, osservatore acuto dalla dialettica tagliente, conoscitore dell’arte di Tersicore ad ampio spettro.

Ad Andrea abbiamo chiesto:
– Cosa credi che succederà adesso?
So che può sembrare una domanda banale, ma secondo me è una prospettiva che definisce il tuo rapporto con la danza, il suo mondo e ne ridisegna i contorni, siano essi rosei o molto crudi.

Andrea ci ha risposto:

Fermo restando la difficoltà di definire cosa accadrà nel futuro, credo che sia chiaro a tutti/e lo stato di fragilità del sistema teatrale italiano, dato non dall’evanescenza della materia che tratta ma dal fatto di averlo trattato come un “settore” e non come un “patrimonio”. Se da un lato questo terremoto ha scosso la consapevolezza sopita di molti professionisti del settore dal basso (sia del palcoscenico che delle zone limitrofe), costruendo tavoli di lavoro, momenti di assemblea, scrittura di statuti e di protocolli emergenziali, dall’altra non possiamo non notare come tutto ciò vada a scontrarsi con una governance associativa sorda e miope alle richieste, ancora una volta troppo occupata a chiamare il nome altisonante come “rappresentante di categoria”. Insomma, Maria Antonietta e la storia delle brioches.

Dal punto di vista della programmazione, è necessario che si ripensino le politiche produttive e distributive, il sistema della formazione sul modello francese e i parametri del FUS. La danza deve essere autonoma, libera ma soprattutto gestita da persone che la conoscono e che non abbiano carriere legate alle fondazioni lirico sinfoniche o a politiche di sistema.
Per quanto mi riguarda, mi trovo nuovamente a metà di una scalata in montagna: mancano due anni alla soglia del maledetto “under35” e il lavoro costruito con fatica e sacrificio pare diventare quasi trasparente. Credo che una carriera da danzatore timidamente decollata mi abbia dato modo di trovare energia per creare una mia dimensione coreografica e drammaturgica, ed è forse il momento di ripartire trovando quell’urgenza di comunicare qualcosa a un pubblico. Fino a che noi non ci facciamo quell’esame di coscienza per metterci in discussione come artisti e come cittadini, non credo che cambieranno mai le nostre prospettive.

Grazie mille Andrea, davvero.

P.S.
– Andrea , vuoi mettere una foto che in qualche modo rappresenti il tuo pensiero?
– Si metti questa. Sai cos’è?
– Un supermercato in nord Europa?
-Un teatro a Venezia, Italia!
– Sospiro…
– Ecco.