Nel prato in fiore

Profondamente descrittiva. Tutta questa natura che circonda una figura femminile quasi mimetizzata. Solo il suo sogno la rende diversa ma porta in sé un senso di malinconica solitudine dissonante.

indifferentemente

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Tu beata dal cuore tenero, ti assenti nel sonno profondo di una farfalla, gli intesi colori. Sul cuscino il collo, gli occhi chiusi e profondi, la spalla destra a reggere il peso del sogno. Da sopra il viola e blu dell’uva, le foglie verdi larghe e quelle scure, di marrone l’addio. Tu distesa su un fianco ginocchia e piedi in raccolta e il brulichio delle piccole facce dei fiori. Sono intenti a parlarsi sotto voce senza svegliare la donna lei stessa col vestito intonato. Lo sguardo è in pace:gli occhi chiusi e così e labbra in cui risalta il rosso nel viso paglino. La mano sinistra schiera le cinque dita sul prato come a fortificarsi. La mano destra sbuca da sotto il braccio  nascosta dal fianco e tiene tra le dita l’oggetto di un ricordo. O la mela dal desiderio vermiglio. I capelli cadono all’indietro oltre il collo. E un…

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‘Marble Dog’… nel tempo

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Non so se vi sia mai capitato di avere uno stop. Sto parlando di una di quelle sospensioni percettive di tutto. Quelle volte in cui la vostra attenzione è talmente presa per qualcosa all’esterno da voi, che anche una martellata sullo stinco assestato dalla regina Elisabetta non sarebbe in grado di catturare la vostra attenzione.
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In piedi e con un rivolo di sudore lungo la tempia, la mascella rilassata troppo, in mano le mani; lì davanti avevo un frammento di statua raffigurante un levriero. Un frammento di levriero: il busto e la testa scolpiti nel marmo. Lo scultore aveva fatto correre quel pezzo di terra e continuava ancora, seppur senza arti e fissato, come su uno spiedo, a un supporto di ferro. Correva dunque verso un punto che non mi era affatto chiaro decifrare dallo sguardo, non vuoto ma lontanissimo. Stavo fissando un cane di marmo che correva, da secoli avanti Cristo, verso non so che cosa ma che, per un attimo, mi ha sfiorata. Non ha provocato vento da scia dinamica, ma una graduale sospensione. L’ho visto passare rallentando, tendendo muscoli di zampe immaginarie, sentendo il suo fiato di roccia, dandomi tutto il tempo di pensare. Cioè pensare no, non riesco a farlo neanche in condizioni ottimali, figuriamoci dopo un incontro con un essere scolpito che corre da secoli, ma ho inconsapevolmente accatastato alcuni pezzi, che da anni ormai mi porto dietro e che, forse, adesso riesco a razionalizzare.


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Il corpo dell’archetipo.
Questa è la prima cosa.
Non c’è niente da fare: l’uomo ha bisogno di un disegnino e di una rappresentazione. La tradizione orale ci racconta la storia, ma occorre dar modo di visualizzare e di mettere a fuoco un elemento sensibile, che richiami un concetto sotteso.
Di qui, chiacchierandone con la Stef, il passo è stato breve, ma non lineare.
Diciamo che ci siamo poste delle domande a partire dalla più ovvia: 1)Che cosa ricerca la danza nel mito?
“Per me l’inizio di qualcosa che da secoli permane nell’uomo”, mi risponde la Stef.
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Quindi mi sono chiesta come fosse la rappresentazione di alcune figure femminili mitologiche o legate alla tradizione culturale greca. Quale fisicità era stata loro attribuita? Come si muovevano queste donne e dee? E infine, le facevano danzare?
Le prime statue, prime d’età arcaica, erano giovani (Korai e Kouroi) donne e uomini piuttosto statici, e usati per il culto apollineo, con i pugni chiusi ed elaborare acconciature ricce; un modo di confermare la loro presenza salda, affermativa e abitata dal dio. Ma nel mito e nelle cerimonie religiose già le nostre danzavano e moltissimo. Dalle Baccanti dei riti Dionisiaci, arrivando alle cerimonie e festività legate a Demetra e Persefone. 2)Cosa stavano aspettando? 3)Cosa doveva succedere?
“Dunque pare che indipendentemente da una ricerca estetica fosse proprio il senso del movimento a venire enfatizzato. Cercavano di comunicare con un corpo danzante”!
Non so, Stef, me lo chiedo.
Ipotizzo: le hanno fatte danzare non intendendo davvero farlo, non potendo sapere cosa noi poi avremo inteso per “danza”, per loro era semplicemente parte del tutto. In qualche modo ce lo racconterà persino Isadora Duncan. Ci arriveremo, forse.
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Da una piccola isola al nord dell’Egeo, dove c’è un museo archeologico, proviene una statua che mi ha sempre dato l’idea che danzasse, nonostante la posizione del corpo fosse palesemente in non-movimento. Quest’opera è la Nike di Samotracia del 200-180 a.C. attribuita a tal Pitocrito, oggi conservata al Museo parigino del Louvre.
Essa danza.
A me non la raccontate! Avanza spavalda, senza arti superiori ma con i quali riesco a immaginare un grande slancio all’indietro, con il petto proteso e il viso, mancante, verso il sole. Cammina, è vero, ma l’incedere è elegante e il movimento, complice il vento, le scopre una bella gamba tornita, da danzatrice.
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Stop sospensione, catturo immagine. La vittoria alata danza da secoli, danza incontro a qualcuno che magari siete voi: “Continua a guidare il carro di Zeus!”, aggiunge, pensierosa la Stef.
Bene, vi ho spiegato com’è successo e pare chiaro che non ci fermeremo qui.
Stef ed io iniziamo da qui il nostro percorso attraverso il mito, alla ricerca delle figure femminili che danzano.

Margherita Mana e Stefania Sanlorenzo

Addio a Roger Moore

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In 1971 Sir Roger landed the joint lead role in the actioncomedy TV show The Persuaders! alongside Tony Curtis. Sir Roger played Lord Brett Sinclair and Curtis the self-made millionaire Danny Wilde.quanto mi piaceva…. ❤

Vita da Museo

È stato un brusco risveglio quello di stamattina. Che uno non si aspetta di iniziare la giornata con la notizia che l’ennesimo fanatico dell’IS si è fatto saltare in aria la sera prima alla fine del concerto della cantante pop americana Ariana Grande nella grande arena nel centro di Manchester, al Nord dell’Inghilterra.  Ma la cosa non mi sorprende: mentre gli occhi di tutti erano fissi su Londra,  un solo pazzoide è riuscito a prendersi la vita di 22 persone (molti poco più che bambini) e a lasciarsi dietro una scia di almeno 59 feriti. Un numero che probabilmente è destinato a salire, visto che molti erano gravi.

Tra l’orrore generale che ha investito la Gran Bretagna alla vigilia delle elezioni, la notizia della morte di Roger Moore è passata praticamente sotto silenzio, ignorata dai telegiornali del mattino e ridotta ad un piccolo avviso sul telefono – cortesia dell’app…

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ESMERALDA e Djali, la capretta. Di Marghe&Stef

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Il Balletto “La Esmeralda” è liberamente tratto dal romanzo di Victor Hugo: ‘Notre Dame de Paris’.

La trama del balletto semplifica la struttura letteraria, ma in qualche modo mantiene il senso spiccato del gusto per la descrizione dei personaggi, tipica della mano dello scrittore Hugo.

Tuttavia i personaggi rispecchiano più degli stereotipi che spingano la mente a un certo simbolismo, ripreso, in arte, in forme e tempi storici molto diversi; modificando inevitabilmente l’approccio scenico, drammaturgico e persino il finale da tragico a lieto e romantico (nel balletto è così).

Allora tutti noi abbiamo sicuramente un pensiero che al nome di Esmeralda evoca delle sensazioni, dei ricordi e un appagamento o una delusione come percezione personale.

In un balletto, anche in una semplice variazione ( e io già penso a quella del “TAMBURELLO”), l’impatto visivo ed emotivo è pressoché immediato, rispetto alla lettura, che agisce su filtri differenti.

Nel balletto spesso cambia anche ciò che va in scena, per esempio la variazione cui pensavo io è stata introdotta dopo su altra musica (1899, musica di Marenco) rispetto alla prime versioni ( su musica di C. Pugni e coreografia di Jules Perrot, che danzava con Carlotta Grisi (1844); e il balletto d’azione di Petipa, (1886 musiche di R. Drigo). Le versioni poi recenti furono dalla Vaganova (1935) per approdare alle rielaborazioni in USA nel 2004, al Bolshoi nel 2009, e la versione del 2011 di T. Candeloro.

Queste sono contaminazioni diacroniche: pensiamo anche al passo a due di “Diana e Atteone”, seconda variazione inserita e poi tolta e lasciata spesso a vita propria; così come la variazione del tamburello è ancora un cult dei concorsi (tanto per dire).

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Con Roland Petit e la musica di M. Jarre cambia l’atmosfera. La danza si tinge di colori e passaggi del corpo di ballo presenza forte in scena.

Phoebus, Frollo, Quasimodo (interpretato anche dal nostro Roberto Bolle alla Scala) ruotano intorno a una figura di donna, Esmeralda, dipinta come una zingara, ma in verità di origini egiziane. Conturbante, sensuale, innamorata ma inconsapevole dell’amore che in diverse forme drammaticamente la circonda.

Eppure mi chiedo: Chi è Esmeralda? Perché pare che questa donna, cardine di un intreccio pericoloso (che svolge da trama) non sia consapevole: amata fra ‘amanti’?

Stef, ormai tu mi conosci e riconosceresti la mia descrizione adolescenziale, perché ci siamo conosciute allora…”

La Marghe mi guarda: sono ospite da lei. Avevo bisogno assoluto di una vacanza. Sono stravolta! Dunque credo di fissarla anche io, perché questa trascrizione del balletto era cosa liscia, tranquilla; ne avevamo parlato, avevamo deciso, almeno io credevo così. Eppure quando le chiedo di descriversi quale Esmeralda, ecco quello sguardo.

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“Sì, Stef, ora si può pensare che io sia una personcina che mette cura in quello che fa…” E lo dico, notare bene, mentre rovescio il thè anche un po’ sull’alzata sbrecciata sulla quale svettano dei biscotti bitorzoluti, che ho modellato con le mie sante manine.

“Non sono sempre stata così, mi sono sforzata !”

Scolo il thè dai biscotti, un secondo dopo con le mani sporche di marmellata che ovviamente macchia i miei manufatti, controllo un messaggio sul cellulare biascicando a bocca piena. “Una volta avevo l’avventatezza di imparare le variazioni classiche dai video. Le guardavo due volte. Per me le sapevo; le provavo ed ero a posto, pronta..” Sì, perché una volta la danza che potevi guardare e riguardare passava attraverso i VHS, che dopo un po’ cominciavano a fare le rigacce e i pixelloni. Le cassette erano registrate da programmi tv, spesso presi da metà, quasi mai con l’utilizzo del timer perché prevedeva lo studio delle istruzioni del videoregistratore, che diciamocelo fuori dai denti, non ha maimaimai letto nessuno. Ecco ma torniamo alla mia estrema accuratezza nel fare le cose. Per me, anche per la danza, l’apprendimento e l’esecuzione doveva scorrere liscio e conseguente. Non è che si poteva star lì a studiare il come e il perché un passo non veniva proprio bene. Sono molto cambiata, tranne per la fabbricazione dei biscotti; ma nella danza sì!

Quindi ti dicevo, Stef, Esmeralda rappresentava questo.Una cosa da rubare e provare il giusto, non che per me non fosse difficile da fare, al contrario, ma ero sicura che provandola per ben 2 o 3 giorni di fila sarei migliorata tantissimo”… …

Va bene, Marghe, si migliora ottimizzando! Quanto a Esmeralda?”

Esmeralda è vista come una zingara sensuale e libera. Corre e attraversa le vie di Parigi in superficie o nei sotterranei e, in qualche modo, estrapolandola dal contesto, il suo personaggio sta sospeso fra due dimensioni: gira con una capretta, Djali, anche lei appoggiata al mondo fantastico delle gargouilles, veri e propri mostri, chimere, ma Esmeralda ha sempre un piede nella realtà cruda di chi la desidera e poi la farebbe anche condannare a morte e l’altro dunque nella fantasia di una Notre Dame persa nei tramonti di storie intrecciate di amori diversi.

Inevitabilmente gli abiti da gitana e Djali al fianco fanno scattare chiavi di lettura conosciute.

Gli zingari erano danzatori, o violinisti, lei si porta il tamburello che cadenza la sua danza e ne fa l’oggetto col quale condividere il proprio virtuosismo.

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Tecnicamente usare un oggetto mentre si fa una variazione classica non è facile; un oggetto che suona molto difficile… – pensa a voce alta Marghe – Anche Kitri ha una variazione con le nacchere, nel primo atto di Don Q, ma è molto breve e non suona veramente. Esmeralda suona il suo tamburello con gomiti, mani e piedi mentre porge sfacciatamente il collo e lo sguardo di sotto in su. Forse è la prima ribelle!!!”

La prima eroina fieramente vittima di circostanze. Per il balletto è qualcosa di anomalo. Eroina di Hugo, passata sotto le mani di Jules Perrot, un po’ edulcorata, un po’ sottolineata. Tutto questo nel 1844 a Londra.

Lo abbiamo detto vero?”, mi chiede Marghe finendo il suo thè. Io annuisco, digito ancora sulla tastiera che porta le tracce dei biscotti della mia amica ballerina.

Lo abbiamo detto: il simbolismo dell’aspetto zingaresco, del suono del tamburello per le vie di Parigi e di Djali che la segue fino alla fine, hanno accompagnato nei secoli un personaggio che era molto più di moderna lettura.

L’amore si unisce agli aspetti drammaturgici, ma io sono convinta che sia diverso ciò che prova Esmeralda, sincera e audace, rispetto a quegli amanti che infatuati sono disposti a perderla per sempre, come se improvvisamente tutto ciò che lei è realmente, sia così fugace e leggero.

Non è così. Sentite il ritmo cadenzato del tamburello?

Ascoltatelo, parla di lei!

Margherita Mana e Stefania Sanlorenzo

Il Mayerling di Kennet McMillan

Vi propongo una lettura sul balletto in una prospettiva diversa.
Ringrazio della possibilità di avere più voci a confronto!

Vita da Museo

Sesso, droga e un doppio suicidio: benvenuti nel tragico mondo di Mayerling. Il balletto, basato sui cosidetti Fatti di Mayerling, è la vera quella serie di eventi che condussero alla morte violenta dell’Arciduca Rodolfo d’Asburgo-Lorena e della sua amante adolescente, la diciassettenne baronessina Maria Vetsera, fu creato da Sir Kennet McMillan nel 1978 per il Royal ballet di Londra. I  corpi furono ritrovati a Mayerling, un piccolo paese nella Bassa Austria, il 30 gennaio del 1889. Pare che i due avessero stabilito un lugubre patto di morte, dopo che il padre di Rodolfo, l’arciduca Francesco Giuseppe aveva richiesto che i due si separassero. Pare che Rodolfo abbia sparato alla tempia della Vetsera (pienamente consenziente, si spera…) prima di togliersi lui stesso la vita. Inutile dire che si fece di tutto per mettere a tacere lo scandalo. La versione ufficiale fatta circolare imputava la causa della morte di…

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