I gioielli di George Balanchine

Stupendo balletto….

Vita da Museo

Ho visto per la prima volta Jewels alla Royal Opera House nell’estate del 2013 quando la Compagnia di Ballo del Bolshoi è venuta in tournè a Londra. Sono ancora abbastanza una novizia in fatto di balletto e tendo a preferire opere che abbiamo una certa narrativa perche’ sono piu’ facili da seguire. Ma la la bellezza astratta del capolavoro (uno dei capolavori) di George Balanchine,  uno dei più grandi coreografi del ventesimo secolo e uno dei fondatori della tecnica del balletto classico negli Stati Uniti. mi ha lasciata completamente a bocca aperta. La settimana scorsa è stata la volta del Royal Ballet e non vedevo l’ora. Negli ultimi dieci anni sono diventata una vera e propri balletomane e i ballerini del Royal Ballet sono diventati un po’ quello che i Duran Duran erano per me  15 anni: i miei beniamini…

Fu una visita alla gioelleria di Van Cleef & Arpels…

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Notes on the Ideal Arabesque & Getting it Higher… part 1

Interessante e dettagliato approccio alla figura dell’ #arabesque

A Ballet Education

In ballet, there is one position above all others. It is the dreaded, gorgeous and controversial placement known as arabesque. There are a million ways to approach and improve arabesque, but the most important thing about it is to maintain control and show constraint. Below is how I teach arabesque and how to achieve an ideal position.

Notes on ArabesqueArabesque, by definition, is in an Arabic fashion. In design, it refers to ornate patterns used quite frequently in textiles, interior design, and architecture. Okay, in ballet, it is when the dancer is standing (supporting) on one leg, while the second (working) leg is directly behind the body. Arabesque can be done in a variety of different positions based on where the arms are placed, and the facings of the bodies. It can be done at various different heights based on the working leg: a terre, en l’air at any varied of degrees, 45 degrees, 90…

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Mrs Dalloway di Virginia Woolf

Piacevole argomentazione, grazie.
Articolati pensieri fra #letteratura #arte e #danza…

Vita da Museo

Ho letto Orgoglio e Pregiudizio quando avevo diciassette anni e non mi è piaciuto per nulla. L’ho trovato noioso e per nulla divertente. Dov’erano quell’ironia e quella leggerezza di cui i testi di critica letteraria parlavano tanto?
Allo stesso modo ho letto Gita al Faroquando ne avevo ventisette di anni e ho provato la stessa sensazione di noia, come se di Jane Austen, così come di Virginia Woolf mi stesse sempre sfuggendo qualcosa. Qualcosa di indefinito e che non riuscivo ad afferrare. Certo leggere i romanzi in traduzione non aiuta, e lo so per esperienza essendo io stessa una traduttrice (troppo spesso disoccupata che al giorno d’oggi nessuno vuole pagare per la qualità). Il grande Umberto Eco ha persino dedicato un libro all’argomento, la bibbia del traduttore, dal titolo Dire quasi la stessa cosa. Che una traduzione non potrà mai dire esattamente la stessa cosa (a volte in…

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Alessandra Ferri in Woolf Works

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una danzatrice è una donna. Luci su Alessandra Ferri.
grazie Paola delle tue impressioni… la danza come ogni forma d’arte deve trascendere tecnica tempo e portare se stessa e nelle sfumature interpretative quel senso proprio della vita di ogni esecutore. ci arricchiamo di tutto ciò quando è possibile.

Vita da Museo

Londra, Febbraio. Una folla impazzita applaude rumorosamente una piccola figura solitaria vestita di nero sul grande palcoscenico della Royal Opera House. La donna è Alessandra Ferri ed è bellissima. Ha appena danzato Woolf Works, splendido balletto in tre parti ispirato a tre romanzi di Virginia Woolf, creato per lei dal coreografo inglese Wayne McGregor. E a 54 anni la Ferri è più in forma che mai. A sentire lei grazie ad un po’ di pilates e yoga, discipline essenziali a mantenere l’elasticità delle articolazioni e largamente utilizzate anche dagli altri comuni mortali come noi e non solo dalle ex prime ballerine assolute. Ma quello che lei ha in più delle altre ballerine che hanno danzato con lei in in due delle tre parti del trittico di Wayne McGregor I now, I then(da Mrs Dalloway) e Tuesday (da The Waves), è la luce che irradia, la passione, la gioia…

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Floral print

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Resistere a un tocco di rosa e a motivi floreali….Impossibile! 😍

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Nacho Duato e ‘La Bella’ in colori pastello e zuccherosa atmosfera

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Una delle cose belle da portare con sé dal 2016 a questo nuovo anno appena iniziato, è sicuramente “La Bella Addormentata”, il balletto della celebre Trilogia di Cajkovskij dall’originale di Marius Petipa. L’ho ammirata di recente, firmata dal famoso coreografo di Valencia, NACHO DUATO, e andata in scena dal 17 al 22 di dicembre 2016, al Teatro Regio di Torino, con lo Staatsballett Berlin come compagnia di balletto.

Per tutti coloro che conosconsleeping_beauty_staatsballett_berlin_nacho_duato_photo_yan_revazov-2713o molto bene il balletto, di questa versione sottolineo che la riscrittura coreografica, supportata dalle scenografie e dalla mirabile interpretazione del Direttore d’Orchestra, il Maestro Pedro Alcalde, che dirige l’Orchestra del nostro teatro, si discosta decisamente dall’originale, pur mantenendone la drammaturgia e certamente dal lavoro meticoloso e prezioso della versione andata in scena al Teatro Alla Scala di Milano (2015). Ve ne parlammo della puntuale trascrizione, molto fedele e ricercata, del talentuoso Alexei Ratmansky.

Il confronto fra i due allestimenti nasce (e qui si chiude) dal significato stesso della fiaba e del balletto originale, le cui peculiarità sono davvero molte e tante in senso stilistico: perciò se la versione della Scala in coproduzione con l’ABT ha puntato sulla ricostruzione della notazione originale, qui si parla di una rilettura contemporanea dei classici: lo stile di Duato s’insinua con un sentire personale nella tradizione, rispettandone l’eleganza, ma addolcendo l’accademismo con il ‘danzato’.

Sono stata molto fortunata perché ho potuto assistere alla PROVA GENERALE aperta a un pubblico ristretto. Non è stata una decisione semplice perché era l’unica prova per la PRIMA COMPAGNIA, con l’étoile Iana Salenko, che desideravo vedere dal vivo da molto tempo, e il coreografo era perplesso.

E’ andata bene!

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Così mi sono ritrovata all’ultimo minuto immersa in un’atmosfera da fiaba completamente rispolverata della patina del tempo, che normalmente va a connotarla in modo meraviglioso. Qui tutto era brillante, luccicante a partire dai costumi: preziosi e sontuosi, quelli lunghi da ballo a corte, in bianco e oro; mentre i tutù e le casacche erano impreziositi di punti luce fredda su toni delle stoffe che al bianco sparato, accostavano rosa e azzurri, verdi, impeccabilmente appena usciti dalla sartoria.

A caldo appuntai questa impressione: “Una Bella Addormentata effetto caramella, tinte pastello, rosa e verde prato, per una produzione fresca e molto danzata, arricchita da una scenografia di gradevole cornice. Una FIABA in cui la MUSICA con ampio respiro conduce le danze”.

Sono rimasta fedele a questa spontanea sensazione…. cui ne sono seguite altre.

Le scene successive hanno continuato a inserire brani danzati di gruppo (molti al maschile, il che è sempre un’ottima scelta), belle file, cerchi, diagonali e geometrie pulite; il verde è diventato tinta acqua, e sono comparsi più tutù, anche lunghi.

La storia si è dipanata come la conosciamo (da quella di Perrault in avanti).

Le variazioni sono cambiate nei passi. Richiami nei port de bras, nei piccoli salti, negli adagi del corpo di ballo portavano tutti la firma del coreografo e penso proprio, come dicevo, del suo sentire. Nacho “ha danzato” ‘La Bella’; si è lasciato trasportare dalla musica e ha montato i passi non secondo il canone cui siamo abituati. Secondo quel magico effetto che l’arte dovrebbe comunque trasmettere, per colpire la nostra percezione sensibile. Anche il cuore sente. E ci si lascia andare.

A tutto questo si è aggiunto il mio “dietro le quinte”, rendendo l’esperienza unica, come capita in TEATRO.

La sarta che agitatissima risponde solo con “Nein, nein!”, poveretta, mentre la cosa mi apre il cuore, perché la perfezione non è l’unicità da cercare.

La scenografia è di grande effetto. Le quinte scendono, salgono, mutano e riprendono le atmosfere secondo i momenti della fiaba che rimane sontuosa nell’immaginifico fiabesco che a mio parere prevale a livello danzato.

Désiré passeggia davanti a Iana-Aurora, così minuta e delicata, che esegue la sua variazione: è disinvolto ma ha chiaramente sbagliato l’uscita e non può più fare il giro da dietro.

Diverse volte il coreografo dà lo “Stop!” E poi confabula con il direttore d’orchestra….: dal tum tum, al piri piri… “Ascolta!”, risponde il maestro in inglese, spagnolo, e un vago accenno di tedesco, se si rivolge ai ballerini fermi in scena. Non so… la mia gentile accompagnatrice è la traduttrice per la parte tecnica, perciò io ho il piacere di conoscere chi ha allestito “il cantiere” in sicurezza, bellezza ed effetto ricercato. Tutte quelle figure fantastiche che non vedrete mai danzare in scena.

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Comunque si erano persi un tuum più lungo, per amor di precisione, nell’attacco.

La variazione dell’Uccellino Azzurro ha un intoppo clamoroso. Rido non per l’intoppo, ci mancherebbe, ma perché il mio “Oh, mamma!” è arrivato sovrapposto allo stop di Nacho. E che sarà mai! Da capo! Splendidi: bellissima la posa in chiusura del pas de deux.

Carabosse imponente, bellissima la Fata dei Lillà. sleeping_beauty_staatsballett_berlin_nacho_duato_photo_yan_revazov-3102

Le favole come da copione hanno l’apprezzamento del pubblico.

Delicato l’adagio di Aurora.

Tutto è morbido, legato.

I ballerini danzano e la musica riempie il Teatro.

Onestamente io ho apprezzato le braccia del Direttore d’Orchestra che esaltavano nella loro evidente presenza scenica, dal podio, la musicalità di una vera e proprio fiaba in danza: ariosa, corale e ballata.

Nacho Duato parla al microfono, la terza fila sotto di me, in linea; e a me sembra che il balletto nasca in quel momento davanti ai miei occhi. E lascio che sia così.

Poi vado sul palcoscenico, vedo da vicino quelle quinte speciali che come un QUADRO hanno incorniciato quasi tutto il BALLETTO. regio-duato-dic-2016-1

E so, ancora una volta, che passano gli anni per me insieme a tutto, ma la DANZA e il BALLETTO sono fra le elette cose immortali, che possono contraddistinguerci anche in un MONDO che è oppresso dalle contraddizioni che nel tempo, errore su errore, ha creato.

La bellezza esiste. Non sai quando la incontrarai, se e come…. ma è un dovere esemplare trasmetterla con il proprio lavoro.

Applausi

foto Yan Revazov, grazie